…’Che poi, alla fine, non ci resta che qualche scopata e pochi “Grandi Momenti”. Franz Krauspenhaar: tra Jean Luc Godar e gli anticoagulanti (di Alessandro Di Giuseppe)

Ciclicamente, ormai praticamente ogni settimana, leggo qualche articolo di qualche blog che sostiene che “Il mondo editoriale italiano è in crisi perché non ci sono più lettori e la qualità media dei libri pubblicati si è abbassata”. Adesso, io sono uno di quei lettori curiosi, uno di quelli che spazia tra i generi, uno di quelli che passa ore ed ore a cercarsi, su Youtube, le presentazioni o i reading degli scrittori che legge, e, forse sono strano io, ma questa “crisi dell’editoria italiana” non la vedo. Ma forse pecco d’ingenuità. Oppure sono molto molto (forse troppo) informato e nell’ambiente, per vederla: di case editrici ne nascono dieci al mese. Qualcuna è molto figa, qualcuna no. Ma questa non è la crisi dell’editoria italiana, questa è la legge del mercato: chi crea o, come in questo caso, distribuisce il prodotto migliore presentandolo in modo migliore, rimane sul mercato, gli altri no.
Che poi, pensare seriamente di potersi avventurare nel mondo dell’editoria ed uscirne vivi, è un impresa (se volete saperne di più, leggete il libro “Pazzi Scatenati- Usi e abusi dell’editoria italiana” di Federico Di Vita. Non sarà una lettura facile, ma vi farà capire come funzionano le vite degli editori e degli scrittori. Oppure potreste cercare, in quel capolavoro che “Il Pendolo di Foucault”, scritto dal compianto Umberto Eco, tutte le parti che riguardano la casa editrice) e, quando ci si riesce, beh, si è dei sopravvissuti.

Ma questo è il giovedì letterario del SynapsisBlog, cosa c’entra “la crisi dell’editoria italiana”?

C’entra! Se le logiche di un editore, di una casa editrice, di un progetto editoriale o di un’agenzia letteraria sono spesso strane e torbide, quelle che riguardano il lettore sono molto più limpide: il suo unico compito è leggere un libro. E noi, che oltre a scriverli  li leggiamo, i libri,  davanti a questo abbiamo potuto gridare al miracolo!
Ed è un libro che esce OGGI!

Andiamo con ordine, diciamo tutto. Iniziamo da qui:

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TITOLO: “Grandi Momenti”

AUTORE: Franz Krauspenhaar

CASA EDITRICE: Neo. Edizioni

PAGINE: 160

TRAMA:

Franco Scelsit, promettente scrittore di strani ed intricati libri, a cinquant’anni si è trasformato in una specie di ombra di sé stesso. I suoi veri libri, quelli che vorrebbe scrivere, sono mangiati da quelli che lo hanno portato al successo:  romanzacci gialli che scrive, sotto pseudonimo, perché commissionati dal suo “editore da Autogrill”. Il problema è che questi libri vendono. L’infarto che lo colpisce prima dell’inizio della narrazione, fa da spartiacque alla sua vita. Le sue giornate cambiano: palestra, medicine, anticoagulanti e, qualche volta, “cardiopizza” con i compagni di disavventura. In realtà, la vita di Franco, così perfetta, così equilibrata, non lo soddisfa. E se alla sua insoddisfazione, alla madre ormai ottantenne ossessionata dalla sua salute, al fratello pittore e ai libri da scrivere, aggiungiamo anche strane apparizioni di suo padre morto e incarnato nei panni di una lepre, un principio di esaurimento nervoso e belle macchine veloci? E se il protagonista si sentisse fuori posto e fosse ossessionato da un’immaginario fatto di immagini, di balli, di luci stroboscopiche e di belle donne di celluloide dei film francesi?

 

“Grandi Momenti” è un romanzo eccellente: uno spaccato lucido, divertito, sofferto e cinico della situazione editoriale italiana. Ma anche una riflessione amara sul tempo che passa, sul rimanere indietro, sull’adolescenza infinita di una generazione, quella dei nati tra gli  anni ’50 e i ’60, che adesso, a quasi sessant’anni, è invecchiata e non cresciuta.

Ma “Grandi Momenti” non è soltanto questo, “Grandi Momenti” è un libro come non se ne scrivevano da un po’ di tempo: un romanzo perfetto che ti trascina, con un ritmo incalzante ed una sceneggiatura compatta, per tutte le 160 pagine che  lo compongono. Ritmo e struttura perfetti, quindi. Ma non solo: attingendo ad un immaginario collettivo abbastanza ben delineato- l’eco di Jean Luc Godard e della Nouvelle Vague con le sue storie esistenziali, i suoi amori criminali e le corse su macchine veloci di un Jean-Paul Belmondo vestito come Humprhey Bogart in “The Big Sleep”-, l’autore riesce a rendere il tutto più cinematografico e triste. Se infatti, ad un certo punto del romanzo il protagonista vorrebbe farla finita gettandosi con la sua macchina da una scarpata in compagnia della Bridgitte Bardot di “Le Mépris” (Krauspenhaar è un appassionato cinefilo, ma io sono un purista: non chiamerò mai “Le Mépris”, “Muriel, ou le temps d’un retour” o “Le quatre cents coups” con il loro titolo italiano), il lettore non può non provare compassione, tenerezza ed una vaga e opprimente tristezza per il protagonista, eroe di un mondo fantasma, finto che ha avuto  la (s)fortuna di essere trasfigurato nel mondo reale.

Finisco questa recensione, con l’augurio che voi leggiate questo libro, con un paragone, un paragone che potrebbe definire bene questo libro: è come se il Louis-Ferdinand Céline del “Voyage” e il miglior Michel Houellebecq si fossero messi a scrivere la sceneggiatura di un remake di “Pierrot le fou”

 

VOTO: 10!

Un romanzo imperdibile. Forse la migliore uscita Neo, insieme a “Il giorno che diventammo umani” di Zardi e “Il Sale” di Del Amo

 

 

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