I dieci dischi che (secondo me) ogni buon metallaro ignorante dovrebbe ascoltare e riascoltare (di Alessandro Di Giuseppe)

Spesso, sulle pagine di questo blog, iniziando un articolo e divagando di me stesso in qualche lunghissimo cappello-tranquilli: non smetterò mai di farli-, mi è capitato di dire e di ripetere che io, una volta, ero un metallaro ignorante.
Ma, nella pratica, cosa significava essere un metallaro ignorante?
In realtà c’erano diverse regole: bisogna portare tutte t-shirt nere (se c’era qualche teschio era meglio); bisognava essere alti, magri, avere i capelli lunghi, bere la birra, avere le mani fredde, la barba folta e, soprattutto, bisognava litigare per delle idiozie.
Litigare per delle idiozie e bere birra (possibilmente scadente), credo sia il tratto distintivo di ogni buon metallaro ignorante che si rispetti.
Ma di cosa si litigava?
Tra di noi si litigava soprattutto di musica, su quale fosse la musica commerciale e quale no.
Ripensandoci adesso quelli erano dei discorsi del cazzo: credevamo davvero che ci fossero dei musicisti che, a fronte del lavoro e dei soldi spesi per registrare un disco-chi fa il musicista o suonicchia, sa benissimo quanto tempo ed energia ci vogliano-,non volessero vendere demo o fare concerti e credevamo che ci fossero delle etichette discografiche che avallassero questo nostro strano discorso.
Che poi, se ci pensiamo bene, è una logica storta alla radice: sarebbe come dire che tu che fai il muratore ti rifiuti di andare a lavorare o di essere pagato.
Vabbé, tralasciando le strane (il)logiche cose che ci eravamo messi in testa, noi ci passavamo delle ore intere a cercare di dimostrare che quel gruppo o quel tipo di musica era “commerciale” e che quindi non era vera musica.
Bene, dopo mesi ed anni di questi discorsi, sono arrivato a due conclusioni: la prima, che la musica è bella tutta, quando è fatta bene; la seconda, che se vuoi essere un metallaro ignorante come lo ero io e vuoi uscire vittorioso da qualcuna di quelle litigate, questi dischi li devi sapere a memoria.
Ti fracasseranno le orecchi e, in molti casi, ti toglieranno la voglia di vivere, ma vuoi mettere la sensazione di essere il più ignorante nel tuo gruppo di metallari ignoranti?

NUMERO 1: “Black Sabbath”

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Cercare “l’inizio ufficiale” della musica metal è una cosa difficile-c’è chi dice che il primo gruppo heavy metal siano stati gli Steppenwolf, chi dice che tutto sia nato con i Judas Priest, chi dice che i Deep Purple siano i precursori-, ma questo disco vi può aiutare!
Album omonimo della magnifica band capitana da Ozzy Osborne, questo disco è uscito nel 1970 e la band deve tutto a Mario Bava (“Black Sabbath” era il titolo inglese del film “I tre volti della paura”).
Non siamo nel metal puro-per quello dobbiamo aspettare “Paranoid” e “Master of reallity”, i dischi successivi (consigliatissimi)- ma è un disco tetro ed oscuro.
E poi c’è dentro “Black Sabbath”: il patto del diavolo con gli uomini!
Tra maghi, natività in nero, apparizioni notturne di satana, villaggi addormentati e donne malvagie, questo disco vi farà entrare subito nell’ottica del metallaro ignorante old school.
In realtà, un vero e proprio MUST!

 

NUMERO 2: “Master of Puppets”

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Uscito nel 1986, ultimo disco della band con la storica formazione degli esordi-il bassista, Cliff Burton, morirà d’incidente stradale durante il tour di questo disco-, “Master of Puppets” è un disco che, già al primo ascolto, diventa una specie di classicone: c’è tutto quello che cerchiamo-dalle canzoni lunghe ai riffoni distorti di chitarra, dalla voce incazzata in crescendo al momento “acustico” in cui viene fuori tutto il nostro essere, sotto sotto, dei teneroni-e anche di più e il tutto concentrato in meno di un’ora di disco.
Una delle copertine che hanno fatto storia e poi la title track (“Master of Puppets”) è qualcosa come il pezzo che tutti i chitarristi hanno voglia di imparare a suonare!
Ascoltatelo, che male non vi fa!

 

NUMERO 3: “Killing is my business…and business is good!

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Nel mondo della musica metal, per anni ed anni, c’è stata una specie di lotta: se eri fan dei Metallica, non potevi essere fan dei Megadeth.
Perché? Ma perché Dave Mustaine, voce e chitarrista dei Megadeth (che devono il loro nome ad un impiegato particolarmente sbadato dell’ufficio legale in cui la band era andata a depositare il nome), è stato sbattuto fuori dai Metallica. Un anno dopo essere uscito dal gruppo ne ha tirato su un altro ed ha iniziato a suonare trash metal.
La prima perla della carriera-una carriera lunga e bellissima- è questa.
Un titolo accattivante, una voce incazzata, testi politici e polemici, chitarre distorte e teschi in copertina.
Che cosa volete di più dalla vita?

NUMERO 4: “The Number Of The Beast”

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Primo album in studio cantato completamente da Bruce Dickinson-entra in formazione durante la tournè di “The Killers”, il disco precedente-, “The number of the beast” è il classico disco heavy metal in stile Iron Maiden: lunghe cavalcate musicali, tema epico degli arrangiamenti, assoli che si intrecciano tra di loro, vociona da tenore di Bruce, riff complessi e profondità nei testi.
E poi la title track è una specie di hit per tutti i metallari del mondo.
Consigliatissimo anche il meraviglioso “Powerslave”

NUMERO 5: “Reign in Blood”

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Non poteva mancare, in questa lista, un disco degli Slayer. E che disco!
“Reign in Blood”, terzo album della band trash metal, è un disco veloce, spietato, insensibile e infernale: una brutalità senza via di scampo, i testi cantanti e urlati come nel peggiore dei gironi infernali, batteria che va a mille, e atmosfera cupissima.
Una specie di piccolo gioiello.
Tra l’altro la canzone che apre il disco, “Angel of Death”-canzone che parla di Mengele-è stata accusata di apologia al nazismo.
E non lo state ancora ascoltando?

NUMERO 6: “Cowboys from Hell”

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Siamo abituati, nell’ambito del metal, ad ascoltare canzoni in cui, all’inferno, c’è qualsiasi cosa-dalle ex ragazze ai preti, dai bambini al Papa-, ma cosa succederebbe se ci andassero dei Cowboy?
Quinto album dei Pantera, “Cowboys from Hell” è un disco magnifico: mischia quell’atmosfera South American da redneck incazzati con il blues e l’heavy metal.
Arrangiamenti di chitarra splendidi, voce gracchiante e coinvolgente e ritmi da farti alzare dalla sedia e ballare.
Se poi ci aggiungiamo che, nonostante tutto questo, l’art work di copertina fa schifo, io direi che è un disco da comprare ADESSO!

NUMERO 7: “Korn”

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Nel 1994 il mondo del metal fu “sconvolto” dalla nascita di un nuovo genere: il nu metal!
La particolarità del Nu Metal? Fondere il metal classico con gli stili canori del rap e di altri generi “alternativi”.
Per farla breve, in un disco Nu Metal tutti sono incazzati, ma i ritmi sono da pogo yoyo.
Ecco, i Korn, con il loro disco omonimo, hanno inaugurato il genere.
Un copertina perturbante e magnifica allo stesso tempo, alcune delle canzoni più famose del “metal moderno” e tutta quell’aura di degrado anni ’90 che ci piace tanto.
Tra l’altro l’ultima canzone del disco, “Daddy”, parla di un abuso sessuale che Jonathan Davis-il leader della band-ha subito davvero da piccolo e le urla disperate ed il pianto che sentite alla fine della canzone, non sono state registrate per finta, sono le sue reali e questa canzone non viene mai cantata dal vivo perché troppo “profonda” per il cantante

NUMERO 8: “IOWA”

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Se i Korn hanno praticamente creato un genere, gli Slipknot lo hanno raffinato e reso perfetto.
“IOWA” è il secondo disco degli Slipknot e dentro c’è tutta la rabbia provinciale che permette alla nostra creatività malata di uscire allo scoperto.
Con pezzi come “People=Shit”, “I am Hated” e “New Abortion” e una copertina con il caprone di Satana, questo disco non può che essere un vostro ascolto a rota da ex sedicenne incazzati.
Se poi ci mettete il fatto che gli Slipknot suonano dal vivo mascherati completamente e ne sono nove, mi stupisco come non stiate già andando a saccheggiare tutti i negozi di dischi

NUMERO 9: “Cruelty and The Beast”

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Per chiudere questa carrellata di generi, non potevano mancare due chicce del Black Metal.
La prima ce la regalano i Cradle Of Filth-la band capitanata da Dani Filth: il nano malefico.
“Cruelty and the Beast”, che prende il nome da una citazione di Nietzsche, è un concept album su Elizabeth Bathory, la famosa serial killer che uccideva le donne giovani e belle e si faceva il bagno nel loro sangue.
Disco oscuro e dall’artwork d’impatto.

NUMERO 10: “De Mysteriis Dom Sathanas”

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Se per gli Slayer abbiamo parlato di problemi morali legati al nazismo con i Mayhem andiamo sul penale.
Questo è il disco che inaugura un genere: il True Norwegian Black Metal (quello delle chiese bruciate e delle persone uccise come sacrificio agli dei del nord)
Che dire?
Sound fosco, registrazioni fatte in case, divinità pagane, spinta anticristiana, anti vita, anti sociale, contro ogni forma di felicità e il cantante di questo disco, dopo il suo suicidio-si è tagliato le vene e si è sparato in testa-, è diventato la copertina di un disco.
Non è musica per vecchi!

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