Fame di successo ( un racconto di Stefano Di Giuseppe)

Knight era seduto su un piccolo divano in finta pelle e guardava davanti a se. Era agitato, con i nervi a pezzi: aveva solo quaranta minuti di sonno e, nonostante si fosse lavato e ripulito meglio che poteva, l’odore acre di sigarette e caffè gli era rimasto addosso, sui vestiti. Doveva consegnare una nuova bozza all’editore che lo assillava da mesi e non era una cosa facile quando si entra in quella fase chiamata “blocco dello scrittore”. Arriva sempre al momento giusto: dopo essere diventati famosi a sedici anni ed aver speso tutto quello che avevi in droghe, alcool e puttane. Adesso, alla veneranda età di trentasei anni, poteva ritenersi fortunato se riusciva ancora a scrivere il suo nome senza errori.
Knight cerò di distrarsi da quei pensieri guardando quello che aveva davanti. Il lerciume del paesaggio urbano della grande metropoli, pieno di fumi tossici e polveri sottili, stonava con la figura di Genna, la segretaria del’editore. Poteva avere massimo diciotto anni ma aveva il carattere di una donna vissuta e distaccata. Le sue dita picchettavano velocemente sulla tastiera del computer e la luce verde che veniva dal monitor, entrava in contrasto con il rosso vermiglio del suo rossetto e il nero dei suoi capelli, ricci ma, in qualche modo, ordinati. Mentre aspettava il suo turno avrebbe potuto provarci e lei, se lui avesse avuto una decina d’anni in meno, non fosse leggermente stempiato e,se invece di abitare in un monolocale in periferia, avesse vissuto in un mega attico in centro, avrebbe sicuramente detto di sì. La ragazza si accorse che Knight la stava guardando e ricambiò il suo sguardo con uno di quei sorrisi politicamente corretti che fanno capire che non c’era speranza, per uno sfigato come lui. Forse poteva prendere in giro se stesso ma gli altri non si sarebbero più fatti fregare. Ormai era chiaro: se non riusciva a scrivere con una storia decente, rischiava di perdere anche quella topaia che lui chiamava casa. La Galacticus era la sua ultima possibilità. Se falliva anche questa volta, i creditori se lo sarebbero mangiato vivo non appena fosse uscito dall’ufficio dell’editore senza un cospicuo assegno. La voce melodiosa della segretaria richiamò Knight dai sui pensieri annunciando che ora poteva accomodarsi nell’ufficio di Broulex. Si alzò sperando di camminare nel modo più dritto e meno scomposto possibile: l’assenza di nicotina e caffeina si stavano facendo sentire.
Le porte in metallo che lo separavano dall’editore si aprirono da sole ed entrò nella stanza. Subito apparve la figura di Broulex. Era difficile non notare un enorme ammasso di gelatina verde brillante dotato di un paio di tentacoli e un sigaro cubano infilato in quella che, molto probabilmente, doveva essere la sua bocca. Broulex ti squadrava sempre, con quegli occhi giallo evidenziatore, come se fossi l’ultimo dei pezzenti. Quel coso una volta non era nessuno, era solo un reifenita che non sapeva recitare ma che voleva fare la star: lo avevano sbattuto fuori dall’accademia di recitazione e non riusciva neanche a fare la comparsa nei film horror di serie Z. Poi, un bel giorno, un produttore euraniano lo contattò per offrigli la parte dell’alieno cattivo in “Deep Space”, un film porno per checche. Il film fu un successo. Oggi è così ricco da potersi permettere una casa di produzione ed una casa editrice tutta sua.
“Mr. Knight” disse l’alieno con la sua voce profonda.
“Si accomodi! Vuole favorire ?” un tentacolo gli porse la scatola di sigari più chic che avesse mai visto. “MADE IN CUBA, MADA FAKKA! Edition”pensò Knight mentre frenava il suo impulso di fumarsi l’intera scatola.
“La ringrazio, Signor Broulex, ma non fumo sigari”. L’alieno lo squadrò ancora una volta con quelle due palle da biliardo che fluttuavano nella gelatina verde, poi parlò ancora:
“Molto bene! Saltiamo i convenevoli e parliamo d’affari: allora, grand’uomo, cosa hai per me?”. Knight avrebbe dovuto prendere uno di quei sigari, accenderlo e perdere più tempo possibile. Almeno, si consolò, se Broulex non avesse gradito la sua idea ci avrebbe rimediato un buona fumata. La realtà era che non aveva proprio niente da proporre, nulla, neanche mezza pagina: il blocco dello scrittore gli aveva tappato le ali e il cervello e tra poco, lo sapeva, anche lui sarebbe diventato soltanto un buon primo di carne di un ristorante per cannibali. Cercando di rimanere calmo, Knight si sforzò di articolare bene le frasi. Non aveva nulla in mano, ma doveva venderlo bene.
“Beh ….per il mio nuovo bes…..bes…libro….uhm..pensavo che avrei potuto…”
“No basta così non ci siamo per niente!” lo interruppe l’alieno
“Come scusi?”
“No tranquillo,non dicevo a te. Dicevo all’autore”
“Ma che ca…Aspetta, che cosa vuole fare?”
“Nulla, volevo solo esprimere le mie personali opinioni su questo racconto e su quello che, secondo me, dovrebbe essere il tema della sua futura produzione. Sa una cosa alla consiglio artistico per raggiungere il successo, non so se mi spiego”. Knight, che fino a quel momento era rimasto in pedi in mezzo alla stanza, si avvicinò alla scrivania dell’editore e ci batté i pugni sopra.
“Amico, sei fuori? Senti ho capito che non ti piace fare l’alieno di merda con il passato da schifo, ma questa è la mia opportunità di sfondare! Quindi potresti gentilmente tenerti le critiche per te e farmi continuare con la mia storia?”. Broulex mise lentamente a posto il disordine che c’era sulla scrivania, poi guardò Knight.
“No, penso proprio che ne parlerò con Lui”. Knight si sedette su una delle poltroncine in finta pelle vicino alla scrivania e ricominciò a parlare, questa volta in tono più amichevole.
“Senti, amico, non sei il primo personaggio con una caratterizzazione di merda che vedo. Guarda me: sono il classico bambino prodigio che si è distrutto la vita con il successo, sono stempiato e dipendente dal caffè e dalle sigarette, posso piacere solo ad un universitario sfigato che si è stancato di vivere. Riesci a capire che pubblico ho? A quale target mi riferisco? Ma, ehi, si deve pur sempre iniziare da un punto, no?”. Mentre i due parlavano non si erano accorti che, al posto del mobile dei liquori, ora c’era una porta bianca con un pomello d’ottone che si stava aprendo. Si sentì un leggero cigolio e poi, sulla soglia della porta, apparve un ragazzo spettinato, con la barba sfatta, un paio di occhiali con le lenti grandi come fondi di bottiglia, una maglietta di Snoopy e dei pantaloncini color beige scolorito. Prese una sedia che nessuno aveva notato prima e si sedette accavallando le gambe.
“C’è qualcosa che dovete dirmi?” Broulex cercò di prendere per primo la parola ma fu subito interrotto da Knight
“Signore” iniziò
“è un piacere averla qui con noi. Come sta? Spero tutto bene. Le piace il suo lavoro? Ha altre idee brillanti da inserire nel racconto ?”
“Grandissimo!” lo interruppe il nuovo arrivato.
“Perché non ti fai un giro così parlo un attimo con Broulex?”. Knight impallidì ed uscì dalla stanza a passi lenti e incerti. Le porte in metallo si aprirono e si richiusero pochi istanti dopo l’uscita di scena dell’umano. L’Autore tornò a fissare Broulex. Intanto qualcuno, fuori dalla stanza, era scoppiato piangere come se stesse per morire: stava supplicando la segretaria di sposarlo e farneticava anche qualcosa riguardo la storia che avrebbe raccontato ai loro figli, quando sarebbero cresciuti.
“Ti infastidisce il rumore, oppure possiamo parlare anche così?” l’alieno rispose alla domanda guardando dall’alto il basso il suo interlocutore.
“Le cose di cuoi vorrei parlare sono abbastanza importanti e preferirei che ci fosse silenzio”
“Me ne occupo subito” L’Autore prese un taccuino sulla scrivania davanti a lui e scrisse qualcosa. Un secondo dopo il rumore di un fucile a pompa che sparava troncò il rumore del piagnisteo. La segretaria incominciò ad urlare ed un secondo colpo portò di nuovo il silenzio. L’alieno, leggermente imbronciato, incominciò a parlare:
“Mi devi una segretaria nuova, lo sai?”
“Il mondo è pieno di segretarie” gli rispose. Broulex guardò un attimo la sua scatola di sigari poi continuò.
“Comunque non è per questo che volevo parlarti. Sai, avrei qualche consiglio per i tuoi racconti e sul tuo lavoro in generale” il ragazzo, leggermente divertito, annuì.
“Bene,come stavo accennando prima, ti volevo parlare un attimo riguardo la direzione artistica che stai prendendo. Sai, scrivere racconti brevi, storie corte”
“Spara!” gli rispose L’Autore. Broulex lo guardò un attimo di sbieco l’Autore poi continuò:
“Prima di tutto, devi cambiare la tua biografia: quella cosa che hai scritto non funziona e ti fa sembrare un disadattato con dei problemi seri. I giovani, oggi, vogliono vedere altro,vogliono love story astruse, sesso, tette, culi, vampiri, fruste e cose che colpiscono subito”
“Per esempio?”
“Per esempio… Perché invece di scrivere racconti brevi non scrivi della tua vita?”
“Tipo?”
“Tipo…dato che è estate, perché non scrivi dell’inverno? Di che cosa stavi facendo a Novembre, tanto per iniziare?”
“Venivo lasciato dalla mia ex dopo quasi due anni di relazione perché lei aveva capito che nel suo futuro non voleva più avere legami”
“E poi?”
“E poi l’ho beccata in giro con un tipo che aveva conosciuto ad una fiera del fumetto il giorno prima di lasciarmi”
“WOWOWOWOWOWO Ecco di cosa stavo parlando! Proprio così bello! Pensaci un attimo: da chi è composto la maggior parte del pubblico che legge cose su internet?”
“Da ragazzine poco più che adolescenti che cercano il principe azzurro sul web facendo le finte alternative ?”
“Esatto! Questo tipo di persone amano le storie in cui si fa vedere che i ragazzi non sono tutti stronzi e cattivi. Funzionerà sicuramente!”
“Sì ma…”
“Sì ma cosa? Questa è la strada! Poi ci aggiungiamo qualche avventura sessuale gay e condiamo il tutto con un altissimo tasso di insicurezza. Funzionerà! Sicuro come la morte, che funzionerà!”
“Sembra l’inizio di una di quelle storie che si leggono nei manga, dove ci sono i froci che si inculano”
“Ecco, vedi: non puoi scrivere certe cose se vuoi piacere alle ragazzine! Devi diventare pro gay!”
“Ma io non sono pro gay! E comunque, perché dovrei scrivere della mia vita?”
“Ma non ci senti ? Devo ripeterti quello che ti ho detto prima?”
“No, ho capito, ma non sono una ragazzina di tredici anni, con carenze affettive, che cerca l’approvazione di sconosciuti su internet. E poi, scusa, con tutti il rispetto per il “pubblico”, come lo chiami tu , ma perché dovrebbero interessarsi a quello che faccio nella mia vita privata?”
“Ok, Mr “Sono un nerd degli anni 90 che vuole scrivere racconti brevi”, va bene cambiamo argomento”
“Non sono nerd e non vedo cosa c’entri questo con quello che vuoi propormi”
“Lascia stare”
“Come lascia stare?? Non avevi quest’idea da propormi? Proponi!”
“No no. Ho una nuova idea: questa funziona e ti piacerà”
“Non era quella di prima che doveva funzionare sicuro come la morte?”
“Vuoi ascoltarla si o no ?”
“Spara” e si tolse gli occhiali ed incominciò a reggersi la testa con una mano. Era visibilmente annoiato ed infastidito.
“Allora, dato che ti piace scrivere racconti, perché non lasci la fantascienza e ti dai al fantasy?”
“Ti sto ascoltando”
“Che ne dici di una storia su un gruppo di adolescenti che devono alternare l’uccidere mostri e demoni nella loro vita di tutti i giorni? Poi, di sottofondo, ci metti la scuola, gli amori e gli amici”
“Ti dico che non abito nel Regno Unito, non scrivo libri per ragazzi e che non sono vaginodotato”
“Ma qual è il tuo problema?”
“Nessuno. E immagino che, alla fine, questo gruppo di adolescenti deve anche risolvere i casini che hanno fatto gli adulti giusto?”
“Sì! Esatto, proprio così”
“Ah bene, iniziavo a preoccuparmi: pensavo mi stessi proponendo qualcosa di vagamente originale, invece della classica versione adolescenziale della favoletta di Peter Pan”
“Ma è format che funziona!”
“ Ma è un format di merda! Interesserà soltanto a degli adolescenti che hanno appena incominciato ad andare al cinema senza mammina e papino”
“Non puoi dire queste cose su internet! Devi rispettare i gusti delle persone altrimenti sei solo un heater. E gli haters non vendono più”
“Bello, ti sembro un tipo che si mette a respirare anidride carbonica perché l’ossigeno è troppo mainstream?”
“Ok, va bene. Perché allora non scrivi delle fan fiction come fanno i giovani?”
“Mi stai proponendo di scrivere storie dove Thorin Scudodiquercia esplora l’ano di Bilbo Baggins con la scusa di dormire in tenda insieme? Oppure una storia in cui Natazzakumoto Otakumerda deve dichiarare i suoi sentimenti alla “tipa dalla figa di legno che non se lo caga di striscio ma in realtà si masturba con le registrazioni di lui che caga nel cesso di casa sua perché è coprofila”?”
“Ecco, finalmente stai incominciando a capire quello che devi fare! Le persone amano queste cose, vogliono tutto questo e tu puoi darglielo”
“Immagino che il prossimo passo sia lasciare il blog e aprirsi una pagina su Deviant art, mettersi d’accordo con un bravo disegnatore e continuare con queste cose”
“Ecco, lo vedi che, se ti ci impegni, lo capisci ?”
“Posso dire una cosa?”
“Certo”
“Fino alle fan fiction avrei preferito farti un discorso su cosa significa avere una personalità, un proprio stile,una propria strada. Adesso, l’unica cosa che voglio dirti è che puoi prendere le tue idee preconfezionate, alzare il culo dalla scrivania ed uscire dalla stanza!”
“Ma…”
“Ripeto,in caso tu non avessi capito: PRENDI le tue idee preconfezionate, ALZA IL CULO dalla scrivania ed ESCI FUORI dalla stanza!”
“Ma perché?”
“Perché dai dei consigli di merda! E ora alza quella portaerei che chiami culo ed esci dal mio racconto. Sei fuori : come personaggio non funzioni e non funzionerai mai!”. Broulex prese la sua scatola di sigari e si avviò a testa bassa verso la porta
“Ah,dimenticavo una cosa scusami : se ci tieni tanto, perché non ci vai tu su DeviantArt a fare il mostro nei tentacle rape? E adesso muovi quel culo flaccido e blobboso fuori dalla mia storia”. Le porte si aprirono e si richiusero non appena uscì fuori dalla stanza. Il ragazzo con la barba sfatta si stiracchiò un attimo poi disse:
“Knigh, potresti entrare un attimo? Avrei delle cose da discutere con te?” Un uomo decapitato entrò zoppicando nella stanza mentre stringeva tra le mani una poltiglia sanguinolenta che macchiava il pavimento
“Amico, forza siediti: non ce la faccio a vederti li in piedi” l’uomo si sedette su una poltroncina in finta pelle vicino alla scrivania
“Sai, il tuo personaggio è proprio interessante. Penso che, con qualche piccolo ritocco alla tua storia, potrebbe uscire fuori qualcosa di interessante”. Un gorgoglio di approvazione si sentì provenire dalla poltiglia che aveva in mano .Il ragazzo sorrise con aria compiaciuta. Bene…

Precedente Traguardi nella vita. (di Nicola Iannibelli) Successivo Situazionismo o idiozia? Il carrozzone di Andrea Diprè pt. 1: Il Capocomico (di Alessandro Di Giuseppe)