Ghost Dog: il codice del samurai (recensione di Nicola Iannibelli)

Salve, lettori di SynapsisBlog! A poco più di un anno dalla creazione di questo sito, e dalla pubblicazione della mia recensione su “Dead Man”, ci è sembrato giusto festeggiare con un altro film di Jim Jarmusch.

Ghost Dog: il codice del samurai (1999)

di: Jim Jarmusch  con: Forest Whitaker  musiche di: RZA

Title: GHOST DOG: THE WAY OF THE SAMURAI ¥ Pers: WHITAKER, FOREST ¥ Year: 1999 ¥ Dir: JARMUSCH, JIM ¥ Ref: GHO038AA ¥ Credit: [ ARTISAN PICS / THE KOBAL COLLECTION / GENSER, ABBOT ]

Volendo racchiudere la storia in pochissime parole, vi dico che: Ghost Dog è un afroamericano che segue le regole di vita dei samurai del Giappone feudale, vivendo nella semplicità e servendo come sicario il suo signore, un gangster della mafia newyorkese che gli ha salvato la vita anni prima. Questo finchè la mafia non comincia una caccia a Ghost Dog perchè ha ucciso una persona davanti alla figlia del boss. (spoiler) Dopo la vendetta, da buon samurai, il protagonista si lascia uccidere dal suo signore.

Gli aspetti interessanti di questo film sono davvero tanti. A cominciare dal protagonista, che vive in una baracca sui tetti della periferia di New York e passa il tempo ad allenarsi con la spada e a ammaestrare piccioni. Ghost Dog vive nella solitudine e gli unici amici che ha sono un gelataio con cui non può comunicare perchè è francese, e una bambina che ama leggere. Inoltre non incontra mai il suo “padrone”, ma comunica con lui tramite piccioni viaggiatori.

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Il film è diviso in capitoli separati da cartelli che riportano passi dell’ Hagakure, il libro delle regole dei samurai.

Jarmusch fa un doppio omaggio al film di Kurosawa “Rashomon” (capolavoro rivoluzionario poichè mostra quattro versioni diverse della stessa storia in modo oggettivo, quindi lasciando il mistero negli spettatori su come sia andata davvero): una più esplicita, mostrando il libro omonimo più volte e utilizzandolo come soggetto di un dialogo tra la bambina e il protagonista; e una implicita, nei flashbacks che mostrano il gangster che salva Ghost Dog da alcuni teppisti che lo stanno ammazzando, ma la prima volta sembra che lo faccia per pietà, mentre nella seconda solo perchè viene offeso dai teppisti.

Altro riferimento esplicito è al film noir “Le Samourai” di Melville del ’67 (in italiano “Frank Costello faccia d’ angelo”)

I mafiosi sono stereotipati al massimo e grotteschizzati, ad esempio parlano male dei rapper che scelgono nomi da gangsters senza esserlo; o il boss che, persona seria e impassibile, sotto la doccia canta canzoni dei Public Enemy, ecc. E poi tutti guardano cartoni animati. Questa è stata una scelta interessante di Jarmusch e memorabile. Infatti i mafiosi che accendono la TV e si soffermano solo su Picchiarello o Felix il gatto sembra far emergere il loro inconscio rifiuto nei confronti della violenza del loro stile di vita. Inoltre i cartoni fanno da metafora o da presagio a ciò che accade realmente ai personaggi.

In questo film si fondono generi diversi ma senza creare un calderone incolore e insapore come spesso avviene quando si prova a farlo. Oltre ai caratteri noir del film è curiosa e innovativa la fusione dell’ ambientazione urbana del ghetto newyorkese di fine anni ’90 con la mentalità zen-guerriero del protagonista. A facilitare l’ unione tra questi due aspetti c’è la strepitosa colonna sonora di RZA, storico produttore del Wu-Tang Clan, un mix di musica orientale e strumentali hip hop. D’altronde Rza ha sempre amato la cultura giapponese e molte sue canzoni precedenti e successive sono piene di sample tratti da film di kung-fu e di samurai.

Il finale mi ha ricordato un po’ quello di Blow-Up di Antonioni. So che l’ accostamento è più che azzardato, ma entrambi i finali sono metacinematografici e ci ricordano l’ importanza della finzione e dell’ immaginazione e la sua influenza sulla realtà. Se in Blow-Up è il gesto del protagonista di raccogliere una palla da tennis immaginaria e lanciarla a un gruppo di mimi che hanno improvvisato una partita; in Ghost Dog è una pistola scarica in mano a una bambina che spara un proiettile immaginario indirizzato al “cattivo” e che sembra colpirlo davvero per un secondo.

Bene, credo di aver detto le cose più importanti, ma sicuramente ho saltato molti succulenti dettagli dato che l’ ho visto un po’ di tempo fa…ma spero comunque che vi sia piaciuta la recensione e che vi inciti a vederlo (per chi non l’ ha ancora visto)

Qui il trailer:

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