I nove reality (?) show che, forse non avrei dovuto, ma ho guardato…e mi sono anche piaciuti (di Alessandro Di Giuseppe)

Nel 1948 un vecchio signore inglese- era nato in una colonia inglese in Africa- decise che aveva un’idea geniale per un romanzo e quindi, dopo aver fumato una sigaretta, essersi lisciato i baffi ed essersi sistemato i capelli che gli spiovevano sulla fronte, preparò la sua macchina da scrivere, si scrocchiò le dita, si fece scrocchiare anche il collo ed iniziò a scrivere. Ci mise quasi un anno a finire il suo romanzo e, nei primi mesi del 1949, dopo un attento lavoro di editing, finalmente, il suo libro uscì. Una storia banale, come tante altre. Ma noi del SynapsisBlog non raccontiamo mai storie banali: il vecchio signore inglese, infatti, si chiamava Erich Arthur Blair. Non vi dice niente? Ma come, non lo conoscete??? Ah, forse ho capito: voi lo conoscete, ma non lo conoscete con il suo vero nome. Bene, proviamo così: il vecchio signore inglese, infatti, si chiamava George Orwell (immagino che adesso stiate tutti dicendo: “Aaaaaah! E che cazzo, dillo prima, no? Avevo già aperto tre pagine di Wikipedia per capire di chi stavi parlando!”) e quel libro si chiamava “1984”. Per quei quattro gatti che ancora non l’hanno letto (mutuiamo il buon caro vecchio Richard Benson: “Vi dovete vergognareeeee!!!”), “1984” è un romanzo distopico- distopia uguale utopia negativa (“grazie Alessandro” “Prego”)- ambientato in uno strano e apocalittico mondo creato in serie nello spaventevole anno 1984. La società descritta in questo libro è perennemente sotto stress e controllata dall’autorità, dal “Grande Fratello”: una specie di super maxi presidente mega galattico che distrugge fisicamente tutti quelli che si oppongono alla sua autorità. Bene, questo succedeva nel 1948. Facciamo un salto lungo e cambiamo posizione: spostiamoci dall’Inghilterra di fine anni ’50 all’Italia del 2000. Siamo più precisi: è una fresca di metà settembre, per essere ancora più precisi è il 14 di Settembre. Dopo aver cenato, vi fiondate subito davanti alla tv e su Canale 5, c’è un nuovo programma ed è condotto da Alessia Marcuzzi. Di che programma parlo? Ma, naturalmente de il “Grande Fratello”: un programma che ha stravolto la tv, ha creato un nuovo format e, praticamente, ti permetteva di fare quello che tutti vorremmo fare: spiare la vita delle persone senza essere visti. Ok, adesso abbiamo capito di cosa parliamo: reality show. Devo dire la verità, li ho sempre odiati ma con l’arrivo del digitale terreste, non so perché- forse la vecchiaia o un principio di demenza- ho iniziato a guardarli anche io. Questi sono dieci dei miei preferiti:

Numero 1: Jersey Shore

Jersey Shore

Andato in onda per la prima volta nel 2009, subito seguito da innumerevoli altri cloni (di uno ne parleremo), “Jersey Shore” è la cronaca di una pazza estate nel New Jersey di un gruppo di otto persone: quattro ragazzi e quattro ragazze che devono condividere casa e lavoro. Tra sbronze, litigate, scambi di letto, scambi di coppia, slinguazzate violente, ha riempito le mie notti per un lungo periodo. Tra l’altro, hanno fatto più stagioni, di cui una in Italia ed uno spin off. Consigliato in lingua originale

Numero 2: Gandia Shore

Gandia Shore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Versione spagnola del Jersey Shore, Gandia Shore ha dalla sua tutta una serie di peculiarità che la rendono più trash e molto più guardabile:

1) girata in Spagna e quindi massimo grado di immedesimazione e sconforto
2) personaggi più palestrati, rincoglioniti ed ebeti della versione americana
3) questi veramente si picchiano e vengono sbattuti fuori dalla casa
4) c’è una tipa che si chiama Arantxa
5) pianti tra veri uomini tatuati e muscolosi

Questo è il programma perfetto per smaltire una sbronza

 

Numero 3: Operation Repo: la Gang dell’auto

operation-repo

 

 

 

 

 

 

 

Questo è uno di quei reality finto reality. Vi spiego: gli eventi si basano su storie realmente accadute, ma i nomi sono cambiati per “garantire l’anonimato alle persone” (se, se). La serie narra le vicende di una società di recupero crediti e delle loro mirabolanti avventure. Tra omaccioni muscolosi, sorelle grasse, messicani arraponi e macchine da requisire nei più svariati luoghi e modi, la serie vi terrà incollati allo schermo.

 

 

Numero 4: Spie al ristorante

Spie al ristorante

Seconda serie “finto reality” della decina. Spie al ristorante, in originale Mystery Diners, ci narra di Charles Stiles e della sua missione: aiutare i ristoranti in perdita a capire cosa non va. E come li aiuta? Riempie tutto di telecamere e microfoni (che poi nessuno vede e permettono di fare strane carrellate. Chissà come mai) e poi, nella cabina di controllo, mostra tutto ai gestori dei ristoranti. Gente che si frega le mance, amori, immigrazione clandestina, urla, litigate nella sala e menù alternativi e illegali. Cosa volete di più?

 

 

Numero 5: Bear Grylls

GET OUT ALIVE -- Season: 1 -- Pictured: Bear Grylls -- (Photo by: Paul Drinkwater/NBC)

 

Survival reality, questa serie ci mostra le avventure di Bear Grylls, una specie di Alberto Angela molto più fico, con più muscoli e molto più “attivo”, e delle sue missioni di sopravvivenza impossibile. Perché il nostro buon Bear Grylls, ad ogni missione, si fa buttare in qualche palude/deserto/foresta/isola/montagna potenzialmente letale e deve sopravvivere per quattro giorni da solo, senza aiuti e senza medicinali o cibo. Una serie bellissima di cui tutti dovreste guardare almeno una puntata. Che poi, se ci pensiamo, “Nudi e Crudi” (lo so, abbiamo pensato tutti la stessa cosa: un uomo e una donna nudi, per prima cosa fanno sesso e poi si vedrà) e la versione sadica di questo programma

 

Numero 6: Catfish

Catfish

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Forse il solo e unico vero reality “educativo” mandato da MTV. Catfish, che è stato prima un film e poi è diventato una serie, racconta le “missioni” di Max e Niv, i due “conduttori”, che devono aiutare giovani ragazzi a capire se le persone che hanno conosciuto e di cui si sono innamorate sui social, sono davvero quello che dicono di essere. Tra email controllate, giri di chiamate, viaggi, lacrime e sangue, questo programma ha qualcosa di vagamente istruttivo. Forse qualcosa di stupido, di banale, ma forse è questo che dobbiamo farci sentire dire: dobbiamo stare sempre attenti quando parliamo con sconosciuti su Internet

 

Numero 7:  Undercover Boss

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Programmone strappalacrime, “Undercover Boss” è un reality sulla vita aziendale. In ogni puntata, un alto dirigente va a visitare, in incognito, la sua azienda. E fa tutti i lavori più umili, più pesanti e più stressanti per una settimana. Naturalmente, le lacrime arrivano quando sentiamo le storie allucinanti di ragazze madri che studiano e lavorano, di vedovi, di padri single e vecchi che non avranno mai la pensione. Naturalmente, alla fine di ogni puntata, baci, abbracci e tanti soldi regalati. Ottima serie per farsi un bel pianto prima di cena

 

Numero 8: Hotel Da Incubo

Hotel Da Incubo

 

Forse questo è un dei miei preferiti. Hotel Da Incubo- io guardo la versione “presentata” da Anthony Melchiorri- racconta di come un uomo, un team di lavoro ed un piccolo badget, riescono a far ripartire un hotel in crisi. Naturalmente, oltre alla parte “manageriale”, che ci piace tanto, impareremo a controllare una stanza d’albergo e a piangere a dirotto per le tristi storie famigliari dei proprietari degli hotel. Serie INDISPENSABILE!

 

Numero 9: Banco dei pugni

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Quattro parole: MIO FIGLIO POTEVA MORIRE!

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