“Il Calabrone” nuovo album – Intervista a Soft the Brainstorm (a cura di Nicola Iannibelli)

In uscita OGGI “Il Calabrone” di Soft the Brainstorm, della crew Overkill Army. Interamente prodotto da Roggy Luciano della Casa degli Specchi, l’ album è disponibile su Youtube. Per l’ occasione abbiamo intervistato Soft:

Ciao Soft, per cominciare, racconta ai lettori di Synapsis un po’ di te e dei tuoi precedenti lavori…

Bella regaz! Guarda di me in quanto “persona immersa nella quotidianità” non so quanto possa interessare a chi legge, ma m’introduco brevemente. Il mio vero nome è Fabio e ho 25 anni, faccio l’università e vivo a Savona da quando sono nato. Il mio tempo libero oscilla tra il nerding e il nomadismo (mi muovo specialmente per seguire concerti o andare a trovare amici in giro per l’Italia). Mi piacciono molto i gatti, il vino, il tè e la musica, l’hip hop in particolare. A proposito di quest’ultimo, ho iniziato ad appassionarmi da molto piccolo, circa 11 anni, quando nella mia città eravamo si e no una decina a sapere cosa fosse.  Intorno ai 16 ho fondato la mia prima crew, assieme a Chad (ora conosciuto come K Luis nell’ambiente tekno): i Panico Fantasma. Siamo durati circa due anni facendo un po’ di live in giro per la Liguria, poi ci siamo sciolti. Nel 2010 ho fatto uscire il mio primo album solista (quasi contemporaneamente alla fondazione di Overkill Army): “Manipolazione”.  L’atmosfera di quel progetto era, ed è, piuttosto hardcore, fatta eccezione di alcune tracce, ma con un’attenzione comunque forte per quel che riguarda la scrittura e i testi (una delle cose di cui ho sempre tenuto maggiormente conto). In quel disco ho avuto la fortuna di ricevere l’appoggio di molti, tra cui i Dsa Commando (con i feat di Myc, Pacso e i beatz di Sunday) unito alla presenza dei miei soci Overkill Army, dei miei amici Effementi e 89 bpm prod. Nonostante non avessi i mezzi e il “knowledge” per curare quel lavoro a dovere, sono comunque contento di aver esordito con un disco del genere. E’ stato la giusta “fotografia” di quel periodo: un’incazzatura radicale con la società, la fine dell’adolescenza, il manifestarsi di una “scena” Savonese che iniziava a prendere forma, la presa male per qualche pezzo perso per strada e un pizzico di speranza sul finire. Poi è venuto “Teste di Nicchia” nel 2012, il primo disco Overkill Army, a cui anche io ho partecipato assieme al resto della crew. E’ un progetto di cui vado molto fiero, soprattutto in rapporto alle possibilità che avevamo allora.

10615565_1088476874511686_6787748058264386669_nQuali sono le tue maggiori fonti di ispirazione?

Questa è una bella domanda.  La musica è sicuramente una delle fonti primarie. Nell’hip hop italiano i personaggi che mi hanno influenzato maggiormente rimangono Kaosone, Neffa e Deda mentre, nel made in USA, ti direi Non Phixion, Dilated Peoples, MF Doom e Alchemist, ma ce ne sarebbero comunque molti altri. I cantautori anche hanno giocato un ruolo fondamentale (specialmente De André),  confermandomi che, forse, un suono in cui la scrittura ricopriva un ruolo  primario poteva essere nelle mie corde. Ultimamente ascolto sempre parecchio hip hop, ma ci trovo meno a cui rifarmi per quel che faccio io. Ho iniziato anche ad esplorare la Black Music con maggiore attenzione in tutte le sue forme, oltre ai classici; Gregory Porter è stata una delle scoperte più sorprendenti dell’ultimo periodo.

Non sono un lettore vorace, anzi, ma ogni tanto mi capita d’incappare in qualcosa che mi fa scattare la scintilla e lo stesso vale per i film. In generale cerco di fare attenzione a quello che mi succede intorno, fatti grandi e piccoli, esperienze personali e collettive. Mi tengo discretamente informato sull’attualità, ma mi piace dare voce anche ai viaggi più sconclusionati e improbabili che mi passano per il cervello.

Come lo vedi l’ hip hop italiano degli ultimi anni? E il suo futuro?

Io credo che dovremmo smetterla di preoccuparci troppo dello stato della nostra fantomatica “scena” e concentrarci di più sul migliorarla concretamente, se è quello che vogliamo. Ho passato anni ad incazzarmi per come andavano certe cose, ma ora sinceramente ho un po’ esaurito il fiato per questo. Io non lo vedo molto bene sto hip hop italiano, anche se molti affermano il contrario. Quello che io mi auguro, è che un domani si possa creare una reale alternativa alla pochezza attuale, in cui chi si mette in gioco si liberi il più possibile da stereotipi che non ci appartengono e dalle regole di mercato. Mancano le basi, come tutto quel che riguarda la società di oggi, e tutti siamo un po’ complici di questo, per differenti motivazioni.  E’ una situazione abbastanza statica, in cui gli sforzi di chi fa veramente qualcosa di serio, vengono ripagati con impianti che suonano peggio della chitarra della Chicco con cui giocavo da bambino, o con il rimborso spese che basta per pagarti (a malapena) la colazione in autogrill. Dall’altro lato abbiamo la mediocrità portata sul palmo di una mano, trattata come una puttana (termine scelto non a caso) d’alto borgo. Per carità, ognuno ha il diritto di fare le cose come meglio crede, ma c’è troppa disparità, questo è il problema.

 

Parliamo ora de “Il Calabrone”… come m11034177_1088737097818997_4755345949612486089_nai questo titolo(anche se dal singolo si capisce benissimo il motivo, vogliamo comunque una tua spiegazione)?

Sono partito dalla metafora classica del Calabrone, quella di lui che, nonostante il rapporto tra il suo peso e le sue ali non gli consentirebbe di volare, vola comunque. Questa però, è se vogliamo la metafora del sognatore assoluto, che rompe tutti i limiti pur di ottenere quel che vuole. Io invece vedo nel Calabrone un sognatore diciamo “razionale”, che vola sì, ma a mezz’aria, perché il suo peso (la sua razionalità) non gli consente mai di distaccarsi troppo dal terreno. Un identikit che si adatta perfettamente al mio carattere.

 

Cosa troveremo nell’ album?

L’album è un viaggio molto introspettivo, in cui però non mancano tracce che parlano di cose esterne a me, brani più leggeri e anche qualche “rappusata” un po’ più classic. Anche nella descrizione di cose molto personali penso che si possa catturare l’attenzione del pubblico, specialmente dette in un certo modo. Volevo fare comunque una cosa diversa, che colpisse per il carattere e l’originalità. Anche per questo ho chiesto a11009861_1094175200608520_9146735925840220714_n Roggy di produrmi il disco, sapendo che mi avrebbe consentito, con i suoi beatz, di avere i giusti stimoli per imbastire un progetto del genere. Mi piaceva l’idea di un suono ruvido, ma non troppo spinto, che legasse un po’ tutta l’atmosfera del disco. Ho scelto di lasciare un attimo da parte l’atteggiamento più “battagliero” tipico della mia crew Overkill Army, senza però scadere in atmosfere stucchevoli (spero, ahah). Dentro troverete pochi feat, ma essenziali, come la collabo di Roggy alle rime ne “Il Teorema dell’isolamento” o la parte cantata/rappata de la Maskéd Acephale in “Magma Atto II”. Ci sono poi ancora l’immancabile feat coi miei soci Overkillah in “Citylights” (uno dei pezzi più potenti del disco per me) e gli scratch del nostro nuovo mitologico dj Jagu FunkBrau ne “Il mio passo preferito”.  Trovate già su internet i videoclip di “Bohémien” (made in Allevamento p7, lo potete guardare qui sotto, ndr) e de “Il Calabrone” (made in 2F Studio, in apertura,ndr).

Chiudo dicendo che sono davvero contento di questo progetto e di averlo portato avanti con uno dei personnnaggggi più forti che ci siano in circolazione, il signor Roggy Luciano. Per info mi trovate alla mail [email protected] o su face book alla pagina www.facebook.com/softthebrainstorm ,  grazie a Synapsis per avermi dato questo spazio, alla prossima !

Per alleggerire il tutto, concludo dicendo CACCA.  E ascoltatevi il Calabrone.

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