Il Cannibale (un racconto di Stefano Di Giuseppe)

La segretaria avvisò l’investigatore che sarebbe potuto entrare nella stanza per gli interrogatori quando più lo aggradava. Ace non amava perdere tempo: attivò il suo disintegratore, se lo nascose nella manica ed entrò nella stanza con disinvoltura, quasi come se ignorasse il probabile pluriomicida che sedeva allo squallido tavolo metallico davanti a lui. Si sedette, aprì il file dell’uomo che da qualche secondo era apparso sull’identificatore che aveva al braccio e lo lesse distrattamente. Guardò l’uomo che gli stava davanti. Era vestito come uno spacciatore ripulito.  I capelli erano corti, biodi e radi.  Gli occhi azzurri, quei due fori scavati nel  suo cranio, erano cerchiati da occhiaie nero-violacee e  facevano sembrare il volto più scarnificato di quello che appariva per colpa alla luce al neon che illuminava la stanza. Era il classico soggetto che, di solito, finisce in prima pagina dopo essere stato beccato mentre molestava dei bambini  alle giostre. La domanda che tormentava la mente di Ace era: “Perché questo bastardo, invece di trovarsi in prima pagina mangiato dai media, sta qui ad affrontare un interrogatorio per l’omicidio di tredici persone?” .Scacciò dalla sua mente questo pensiero ed incominciò l’interrogatorio:

“Signor Coleman come sta oggi ?” l’uomo,che fino a quel momento non aveva degnato di un’occhiata l’investigatore, rivolse verso il proprio interlocutore uno sguardo stanco

“Tutto bene agente. Solo l’ambiente mi sembra un po’ claustrofobico, ,ma sono stato in posti peggiori” rispose..Ace annuii in modo quasi impercettibile e, facendo finta di guardare l’ora, controllò che il disintegratore nascosto nella manica fosse pronto all’uso. Qualcosa non andava per il verso giusto: l’identificatore mostrava un aumento del battito cardiaco e una presenza decisamente troppo elevata di glucosio nel sangue. Era come se l’uomo avesse appena mangiato. Il soggetto era stato prelevato nella sua abitazione nel cuore della notte ed era  digiuno da nove  ore ormai. Qualcosa non tornava.

“Ho letto che lei è un ex Marine, vero?” sul volto dell’uomo si dipinse un sorriso di sfida, come se Ace  non fosse altro che una preda difficile da prendere.

“Sì agente. Ero nel Progetto F” rispose .L’investigatore era infastidito da quell’atteggiamento ma fermò il suo istinto di sporcarsi la divisa blu con il sangue di quel “veterano” cazzone .Riprese con le domande:

“Hum,interessante.  Mi illumini: in cosa consisteva il progetto?”. Il marine, con una visibile smorfia di noia sul viso, rispose ad Ace

“Era un progetto sperimentale volto al potenziamento delle prestazioni fisiche e mentali dei marine. Il governo acquistò un centinaio di embrioni umani ai quali aggiunse filamenti di DNA presi da altri animali precedentemente selezionati” L’investigatore,con il volto impassibile, nascose il divertimento che provava nel pensare  a quali filamenti di DNA possedesse l’uomo.

“Molto bene. Qual era il suo ruolo nei marine?” Il signor Coleman sembrava quasi divertito da quella domanda.

“Responsabile informatico e addetto alle comunicazioni” Ace immaginò, per qualche secondo, l’uomo che gli sedeva davanti  in mimetica, che correva per un campo di battaglia con un  ricevitore attaccato dietro la schiena mentre,con un palmare,  violava un sistema di difesa di qualche tipo.

“I suoi commilitoni sono ancora in servizio?”. L’uomo si esibì in un ampio sorriso che mostrava due doppie file di denti affilati come rasoi.

“La mia squadra non è più operativa. Durante una missione rimanemmo bloccati su un asteroide deserto per due anni. Quando vennero a salvarci, il governo decise di chiudere il progetto e di rispedire a casa la mia squadra”. Ace aveva capito solo l’ultima parte della frase,la sua mente si era fermata a quella doppia fila di lame affilate spacciate per un sorriso cordiale.

“Quanti membri della sua squadra sopravvissero ?”. L’uomo sorrise, mostrando di nuovo denti.

“Sette membri dei cento originari”. Ace controllò ancora una volta che il disintegratore fosse al suo posto, poi continuò con l’interrogatorio

“Perché il consiglio ha deciso di chiudere  il progetto?” L’uomo fece scricchiolare le vertebre del collo e mostrò quanto questo fosse snodato.

“Beh, signor agente ,quando ci si trova bloccati per due anni su un asteroide deserto, bisogna pur mangiare. Diciamo che gli animali che erano dentro di noi chiedevo di essere sfamati” Coleman aprì leggermente la bocca e si passo la lingua sulle labbra .

“Signore, il cannibalismo è un reato su tutti i sistemi governati dalla confederazione interplanetaria. I marine  dovrebbero saperlo” L’interrogato si fece scuro in volto e incominciò a parlare:

“Cosa ne sai, tu, della legge? Sei un Ipocrita e un perbenista del cazzo! Ti diverte sparare sentenze, vero?Ti fa venire l’uccello duro?Oppure devi fare solo lo stronzo per contratto? Voi, con la vostra legge, vi ostinate a sbandierare il diritto alla vita di tutti ma poi, quando bisogna conquistare un pianeta alcuni non possono più  vivere,vi riempite la bocca di queste parole ma appena potete, eliminate chi vi è di peso per raggiungere i vostri scopi.La mia unica legge è quella della giungla: solo i più forti sopravvivono! .Sa cosa succede, agente, quando le persone come lei mi fanno incazzare? Quando mi incazzo ho voglia di mangiare,ho voglia di cibarmi ,ho voglia di nutrirmi e vuole sapere un’altra cosa? Lei mi va più che bene!”.In una frazione di secondo il sospettato tirò il tavolo dall’altra parte della stanza ed aprì la sua bocca per intero, era una specie di enorme orchidea rosso sangue dotata di lame,e si scagliò con l’agente. Troppo lento: Ace aveva già preso la mira.

I resti di quella che una volta dove essere stata la testa del marine, ora imbrattavano la stanza di rosso sangue.L’ispettore si rimise nella manica il disintegratore  e rispose alle domanda:

“Esiste un’unica legge nell’universo,ed è la stessa  che ho giurato di servire con la mia stessa vita.L’interrogatorio è finito.La sentenza è morte!” poi uscì dalla stanza interrogatori.

“Come è andata lì dentro?” gli chiese la segretaria. Ace la guardò ed alzò il disintegratore ancora sporco delle cervella del signore Coleman.

“Chiami qualcuno a pulire” rispose. Poi la guardò ed aggiunse:

“Prima di farlo, mi prenoti un tavolo al ristorante: ho proprio voglia di una bistecca grondante sangue per pranzo” e se ne andò

Precedente "Dio ci si arrapa coi Marines!" ma io no. "Fury": l'insostenibile pesantezza dell'ideologia (a cura di Alessandro Di Giuseppe) Successivo C'erano un russo e un inglese in Nord America. "Eisenstein in Messico": quando un artista omaggia un genio ( a cura di Alessandro Di Giuseppe)