“Lezione di anatomia numero 1: il corpo umano. Preparate i fucili, gli elemetti e state attenti ai globuli bianchi!”. “Viaggio Allucinante”: Isaac Asimov e la fantabiologia (di Alessandro Di Giuseppe)

Vi ricordate le lezioni di biologia delle medie? Io no, l’unica cosa che mi ricordo di tutto quell’articolato percorso di lezioni-se ci pensate era assurdo: partiva dal big bang ed arrivava al corpo umano-erano i piselli di Mendel.
E quella era roba semplice: al liceo c’erano almeno quattro biologie diverse e l’unica cosa che mi ricordo vagamente bene era il fatto che i nostri testicoli producono una quantità sovrumana di spermatozoi al giorno (lo so che vi ho deluso, ma prima di diventare uno dei redattori del blog più bello della terra, anche io ero un coglione!), che l’emisfero sinistro controlla la parte destra del corpo e viceversa e che il corpo umano, in qualche modo, è una specie di dinamo che va ad elettricità.
Ma nel mondo, fortunatamente, non tutti la pensano come me (traduco: non tutti pensano che, leggendo un libro di Stephen Hawking, abbiano capito realmente come funziona il tutto) e qualcuno, invece di tentare il test d’ingresso al DAMS per avere la disoccupazione o il volantinaggio come sbocco professionale, cerca facoltà vere in cui si studia, si viene formati e si diventa dei professionisti.
Questa estate-che per me, per inciso, è durata una settimana scarsa-ho avuto la possibilità di vedere come si prepara un test d’ingresso a Medicina ed è una cosa atroce: prima ti devi svegliare la mattina presto, poi ti devi chiudere in biblioteca, staccare Internet al cellulare (sì, avete capito bene: staccare Internet al cellulare), studiarti da soli dei libroni enormi e poi, per ogni capitolo, fare almeno sessanta pagine di quiz in cui, anche se sei da solo, non puoi barare come quando fai le parole crociate del venerdì di Metro.it!
Sì, mi rendo conto che è una tortura, ma c’è chi lo fa.
Vi dirò di più, c’è anche chi si diverte a farlo!
Adesso, per quanto riguarda le patologie (e le parafilie), vi rimando alla mia mail che ci divertiamo (mi raccomando: inviate foto!), ma per quanto riguarda i test d’ingresso sono veramente difficili e studiare come spaccare un atomo o un’arteria in quattro parti uguali ed imparare a memoria tutti i nomi di tutte le vene e gli organi e i batteri e i muscoli e i contromuscoli e le ossa e le cellule che ci sono nel tuo corpo e declamarle a memoria come se fossero i nomi dei demoni che stai cercando di esorcizzare, spaventa un po’.
Io studio cinema e spesso (vedi Ejzenstejn e Pasolini) per tutta un’elaborata teoria, ci sono dei riferimenti visivi immediati.
E per Medicina come funziona? Non puoi metterti a strappare il cuore della gente per capire, praticamente, dove arriva la vena cava superiore, come funziona una sistose, una diastole e come sono collegati gli atri e i ventricoli, quelle sono cose che puoi fare soltanto quando ti prendi la specializzazione in chirurgia e, insieme alla cassetta degli attrezzi, ti danno la licenza di uccidere.
Ma come farlo prima? Come riuscire ad innamorarsi della materia e vederla da vicino?
Ma è semplice: progettare una missione ad alto rischio, costruire un miniaturizzatore ed entrare dentro il corpo.
Come? Dite che non si può fare?
Vogliamo scommettere che invece è possibile?

TITOLO: Viaggio Allucinante
TITOLO ORIGINALE: Fantastic Voyage
AUTORE: Isaac Asimov (da una sceneggiatura di Harry Kleiner e David Duncan tratta da una storia di Otto Klemet e Jerome Bixby)
DATA DI PRIMA PUBBLICAZIONE: 1966

TRAMA:
Un futuro prossimo. La terra è divisa in due grandi blocchi. La tensione e la paura per una guerra imminente lacerano gli animi. Entrambi i blocchi fanno di tutto per essere più progrediti a livello tecnico e militare. Charles Grant, agente segreto mandato da uno dei due blocchi, ha finalmente portato a termine la sua missione: riportare Benes, uno scienziato che ha scoperto qualcosa di decisivo, da un blocco all’altro. Atterrato, prima che possano fargli qualsiasi domanda, l’automobile che doveva trasportare Benes al centro operativo viene attaccata da un gruppo di terroristi che si mettono a sparare. Non lo uccidono ma gli causano un embolo. L’embolo ostruisce il cervello. Nel cervello sono contenute le informazioni necessarie. Cosa fare? Entrare nel suo corpo. Ma cosa c’entra Charles in questa missione? E perché, una volta miniaturizzati ed entrati nel corpo, sembra che ci sia un sabotatore nella squadra? Ma, soprattutto, riusciranno, in una sola ora, a distruggere l’embolo?

Lontano dalle saghe classiche e leggendarie di Asimov-la saga della fondazione e tutti i libri dei Robot-, Viaggio Allucinante rappresenta, a tutti gli effetti, una specie di strana svolta, in positivo e in negativo, nella bibliografia dell’autore.
Facendo una piccolissima storia editoriale del romanzo, diciamo subito che questo libro non è completamente farina del sacco di Isaac Asimov: il romanzo, infatti, è la fedele (anche qui ci sarebbe da dire qualcosa, ma lo faremo più avanti) trasposizione letteraria della sceneggiatura dell’omonimo film uscito in sala sei nel 1966. No, non avete capito male: è il libro che si ispira al film, non il film al libro. La Bantam Books, infatti, in accordo con i possessori dei diritti della storia e degli sceneggiatori, commissionarono ad Asimov il libro e lo fecero uscire sei mesi prima della distribuzione nelle sale del film.
Non sono sicuro dei motivi che hanno portato a questa scelta ma credo che, in buona sostanza, i motivi possano essere due: il primo è legato ad una questione di prestigio-portare al cinema un film di fantascienza e potendolo associare al nome di Isaac Asimov, che della fantascienza classica era il re, avrebbe portato al cinema molta più gente-; il secondo riguarda una brutta tendenza che, noi spettatori occidentali, abbiamo: portare sullo schermo una storia che era già un libro, che era già stata pubblicata e che aveva avuto già un buon successo, ci permette di prenderla più seriamente, di ricollegarla alla materia letteraria e allontanarla dal cinema che, nonostante Bergman e Kurosawa, continuiamo spesso a definire arte minore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Passando oltre le vicissitudini editoriali dell’opera, però, Viaggio Allucinante ha, al suo interno, tutta una serie di topoi, storici e scientifici, di quella fantascienza vecchio stile che ci piace tanto. Partiamo dal principio: il mondo è diviso in due blocchi contrapposti, si vive con il pericolo di una guerra, una mente di prim’ordine deve essere riportata in patria perché è a conoscenza di alcuni segreti importanti. Il riferimento alla Guerra Fredda è quasi imbarazzante. Però sono interessantissime due cose: la prima riguarda lo scrittore, l’altra il personaggio principale. Asimov, ricordiamolo, oltre che ad essere stato uno dei capostipiti della letteratura di fantascienza, era di origine russa naturalizzato americano. Se mettiamo insieme le due cose riusciamo a capire quanto sia profonda, vissuta, personale e velenosa la critica ideologica di Asimov alla storia (nota: nel 1986 Asimov scrisse anche una sorta di “sequel” del libro. Questa volta tutto era trasporto dall’altra parte) con la s minuscola e con la S maiuscola. Il personaggio di Charles Grant, invece, potrebbe essere letto in due modi diversi: il primo è quello di una critica feroce e mirata nei confronti dell’esercito americano (Grant non ha nessuna laurea o qualifica per salire sul sommergibile che entra nel corpo di Benes, ma accetta l’incarico perché è un dovere, perché è pagato), dall’altro possiamo interpretarlo come una sorta di personaggio limite, una specie di connubio perfetto tra lo Snake Plissken di “Escape from New York” e il Jack Burton di “Big Trouble in Little China”: sempre sulla linea di demarcazione tra l’idiozia e la genialità, è un personaggio che riesce a tenere le redini della missione. E forse proprio questa sua condizione di outsider-lui è fuori da tutte le logiche mediche/etiche/scientifiche/politiche della missione-che gli consente di essere l’unico a poter reggere la missione.

Continuando con la storia, il nostro protagonista viene prelevato a casa, portato nella sede segreta di un segreto servizio segreto e fa la conoscenza degli altri della missione: Michael, un fisiologo, quello che diventerà una specie di navigatore all’interno del sistema circolatorio di Benes; Duval, il neurochirurgo incaricato di operare l’embolo di Benes, Cora, l’assistente di Duval e Owens, l’ingegnere che ha progettato il sommergibile nucleare che verrà miniaturizzato nel corpo di Benes e che porterà “i nostri eroi” fino all’ebolo.
Lo strano equipaggio è assemblato, ridotto ed iniettato in una vena di Benes.
Qui i topoi diventano quasi dei cliché: Cora, all’inizio stronza, poi scopre le sue fragilità; Micheal e Duval, di orientamenti medici e religiosi diversi, litigano ogni tre per due e Owens che si preoccupa soltanto del suo sommergibile.
Perché, però, la sequenza della miniaturizzazione e dell’ingresso nel corpo ci interessano? Per diversi motivi: il primo è che il sommergibile è un sommergibile nucleare, progettato per attaccare e fare danni gravi e a lungo termine. Perché utilizzare un sommergibile nucleare nel corpo di una persona? Ma, soprattutto, perché rischiare, con la deminiaturizzazione, di uccidere Benes e tutta l’umanità?
Sono domande retorica, me ne rendo conto, e, se fossi solo un po’ più nerd, potrei cominciare a parlare di pesi specifici e tare e mappe e navigazione, ma io ci ho visto dentro qualcosa di molto più semplice: in epoca di blocchi contrapposti, la costruzione di un sommergibile militare sembra la scelta più ovvia. Ma il nucleare, che in teoria doveva aiutarci tutti a vivere, è usato soltanto come un’arma, un’arma talmente radicata in noi che non ci rendiamo più neanche conto di quanto possiamo farci male. Se il fine giustifica i mezzi, il mezzo, sembra dirci Asimov con il finale modificato, non può essere mai giustificato.
La seconda cosa importante di questa scena è la miniaturizzazione: Benes è riportato nel blocco perché ha scoperto segreti sulla miniaturizzazione senza limiti di tempo. La miniaturizzazione senza limiti di tempo, la possibilità di essere così piccoli da poter entrare ovunque: questa è chiaramente l’estremizzazione del concetto “il nemico ti ascolta, non parlare!” in voga negli anni della guerra fredda.

La missione inizia e il libro cambia e quello che fino ad adesso ci era sembrato un libro di fantascienza, diventa un libro di divulgazione scientifica. Non ci credete? Questi i titoli dei capitoli dal nono al tredicesimo: l’arteria, il cuore, il capillare, il polmone, la pleura, i vasi linfatici, l’orecchio, il cervello, l’embolo e l’occhio. Sembrano i capitoli di un libro di medicina, vero? Ed è esattamente questo lo scopo del libro: mostrare come funziona il nostro corpo. Non è un processo nuovo, quello di parlare di un viaggio per inserire qualcosa di fortemente scolastico (coff coff “Ventimila leghe sotto i mari” coff coff), ma in questo romanzo è interessante il motivo: in un mondo fatto di progetti e tentativi di attacco e paranoia, il corpo torna centrale ma diventa soltanto un altro degli strumenti, degli obiettivi di guerra.
Riflessione amara da parte di uno scrittore ed un professore come Asimov.
Il corpo umano esplorato in queste pagine, però, è magnifico: un intrico di grotte e crateri deturpato anche dallo smog (nei polmoni aleggiano le polveri sottili).
Cos’altro aggiungere? Un libro che vi terrà incollati alle pagine e vi farà pensare e divertire e vi aprirà la testa. Ma non per asportarvi un embolo

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