“Oh, ‘sta roba è buona, ne vuoi un po’?” “Shhht, qualcuno potrebbe sentirci…o vederci”. “A Scanner Darkly”: Linklater ci spiega il mondo della droga tra spie, ricatti e fantascienza (una recensione di Alessandro Di Giuseppe)

Gli anni che vanno dal 1919 al 1933 sono stati segnati, in America, da quel fenomeno controverso e variamente interpretato che è “Il Proibizionismo”. Spiegare il proibizionismo in quattro parole, è cosa molto difficile. Ci proviamo: negli anni del proibizionismo, complici i comitati per il controllo della morale e alcuni (invasati) religiosi, i cittadini americani non potevano consumare, comprare e produrre alcun tipo di sostanza alcolica o qualsiasi sostanza inebriante o stordente. Droghe se ne producevano tante, ma erano tutte “ad uso medico” e legali. Non ci credete? L’eroina veniva venduta per curare il mal di testa e il mal di denti. Ma le persone volevano bere, ubriacarsi ed ascoltare musica jazz e blues, illegale nel periodo. Il risultato? Distillerie illegali, arresti e malcontento popolare. Il proibizionismo, però, crollò inesorabilmente quando qualcuno, soprattutto comitati femministi e liberali, cominciarono a capire che proibire l’alcool fosse una vera e propria limitazione delle libertà personali e collettive. Il congresso si riunì, decise di abolire il XVIII emendamento ma poi, come se nulla fosse, rese illegale la droga che, fino a quel momento, veniva venduta legalmente. Adesso, molti di voi, specie i miei amici fattoni che spero stiano leggendo, trovano il mettere fuori legge una pianta naturale, un atto stupido e presuntuoso. Qualcuno sostiene che si dovrebbe legalizzare di nuovo. Qualcuno scambia l’uso medico con quello ricreativo. Senza prendere posizioni, dirò che il proibizionismo, qualsiasi forma di proibizionismo, generano un meccanismo mentale che si spinge a voler conoscere quello che ci viene proibito. Forse è uno strascico, un lascito della nostra adolescenza, ma pensateci: quando qualcosa è vietato, non vi va di farlo? Non vi scatta quel brivido? Ammettetelo: sareste i primi ad andare in chiesa, se fosse dichiarata illegale. Comunque, il tema della limitazione della libertà e del controllo della mente e della popolazione, oltre che essere stato il fulcro centrale dell’opera “Il Principe” di Niccolò Machiavelli, è anche la colonna portante di tutta quella letteratura e quel cinema fantapolitico e distopico che, a noi del SynapsisBlog, ci garba parecchio. Qualche post fa, abbiamo nominato, parlando di George Orwell e dei nativi digitali, un certo Aldous Huxley. Ecco, Huxley è una specie di piccolo padre, per noi. Perché? Perché è riuscito ad essere profetico parlando semplicemente di quello che vedeva attorno a lui. Ed è stato forse il primo a creare, nei suoi libri, quell’immaginario a cui tanti e tanti bravi scrittori, indegnamente considerati, da vivi, di serie B, hanno attinto. Uno dei più importanti è sicuramente Philip K. Dick. Se non sai chi sia Philip K. Dick, oltre che a ripeterti, un’altra volta, che sei un coglione, ti ricordo soltanto che è il genio che ha scritto “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?”, che è diventato “Blade Runner” di Ridley Scott (se non l’hai visto, mi dispiace ma sei l’ultima delle merde!), “La svastica sul sole”, “Ubik”, “Cronache del dopobomba”, “Scorrete lacrime, disse il poliziotto” e “Memorie di un artista di merda”, soltanto per citare alcuni libri che dovrebbe NECESSARIAMENTE essere letti. Ma cosa c’entra Philip K. Dick con il film di cui vogliamo parlare? C’entra perché, senza il suo genio, quel mattacchione di Linklater non avrebbe mai girato questo film. Di cosa sto parlando? Il tempo di prendere fiato e lo scoprirai:

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TITOLO: Un’oscuro Scrutare

TITOLO ORIGINALE: A Scanner Darkly

REGIA: Richard Linklater

SCENEGGIATURA: Richard Linklater dal romanzo “A Scanner Darkly” di Philip K. Dick

CAST: Keanu Charles Reeves, Winona Ryder, Robert John Downey, Jr., Woodrow Tracy “Woody” Harrelson, Rory Cochrane, Lisa Marie Newmeyer

TRAMA:

Bob Arctor (Keanu Reeves) è un agente della narcotici. Nella California del futuro, gli agenti, per non farsi riconoscere, indossano una speciale tuta, una specie di divisa che gli cambia i connotati, il fisico e la voce. Inoltre, per mantenere l’anonimato, utilizzano un nome in codice. Il suo è Fred. Bob è impegnato, come altri della sua squadra, per cercare di debellare l’uso, la produzione e lo spaccio della “Sostanza Morte”, una nuova droga, simile all’anfetamina, che crea dipendenza e progressivamente distrugge il cervello di chi ne è dipendente. Sembrerebbe tutto normale. Il problema è che nessuno dei suoi coinquilini, tutti drogati, sanno che lui è infiltrato. Ad aggravare la situazione, lui stesso è dipendente dalla “Sostanza Morte”. Ma cosa succede quando, sulla sua scrivania, arriva l’ordine di pedinare un certo Bob Arctor? E perché la sua spacciatrice è così misteriosa?

Dodicesimo film del regista, “A Scanner Darkly” si presenta come una specie di spy story acida, allucinata, incardinata in un’atmosfera noir e tossica. Il cast, composto da grandi e importanti nomi del panorama attoriale, da il meglio di sé per entrare in questi personaggi che ci ricorderanno un po’ i protagonisti di “Un Mercoledì Da Leoni” (trovi la recensione in questa stessa sezione), un po’ la sgangherata comitiva di “Trainspotting”. La particolarità? Ci sembrerà di vederli muoversi nell’universo schizzato, drogato, fantascientifico creato da Terry Gilliam per “Paura e Delirio a Las Vegas”. Il tutto, abbellito e reso unico dalla tecnica dell'”interpolating rotoscope”. La faccio semplice: gli attori hanno recitato in carne ed ossa ma, in post produzione, appaiono come fossero dei veri e propri cartoni animati. Ed è questa “grana fumettosa” che ci farà entrare nella trama e renderà plausibili anche le cose più terribili. In realtà, la “normalità acida” del gruppo verrà bruscamente interrotta dall’inserimento, nel percorso narrativo, di tinte noir e da spy story. Non mancheranno femme fatale, tradimenti e intrighi. E se tutto questo non dovrebbe bastarvi, beh, il nostro protagonista, affetto da allucinazioni uditive e visive, si troverà costretto ad indagare su se stesso. Sarà quindi una doppia indagine: quella ufficiale, di copertura, e quella personale, volta a scoprire chi, dei suoi amici, l’ha tradito. In un mondo di droghe, controllo demografico e sociale e totalitarismo, nessuno potrà fidarsi di nessuno. Linklater, mutuandoli dall’opera di Dick, inserisce gli argomenti cari allo scrittore: il sogno, la droga, il controllo, la realtà che sfugge e cambia faccia.

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Ed è impressionante come, lo scrittore ed il regista, in tempi diversi, siano riusciti ad incastrare un tema scottante come le dipendenza da droga, il flusso di denaro “sporco di sangue” che arriva nelle casse dello stato e la vittima, l’eroe sacrificale scelto dalla società, in una storia di fantascienza che ha il ritmo di una spystory classica

Voto: 8

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STORIELLA: Tutti i nomi che compaiono nei titoli di coda, sono gli amici che Philip K. Dick ha perso per colpa della dipendenza da droga

STORIELLA 2: La post produzione del film è durata, in tutto, quasi 2 anni. Alle immagini girate è stata cambiata la grana, sono state trasformate in cartoni animati e ridipinte tutte a mano

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