Recensione – La Leggenda del Re Pescatore (a cura di Nicola Iannibelli)

Salve ragazzi, è da un po’ che non scrivo su questo fantastico blog, e per ricominciare ho scelto di fare una pseudo-recensione su un film che mi sta particolarmente a cuore e che è stato diretto da uno dei registi che preferisco in assoluto: La leggenda del Re Pescatore di Terry Gilliam.

Anno: 1991 – Genere: Drammatico, Psicologico. – Di: Terry Gilliam – Titolo Originale: The Fisher King

Con: Jeff Bridges, Robin Williams, Amanda Plummer, Tom Waits.kinopoisk.ru

Della trama voglio parlare poco, dico solo che Jack Lucas è un famoso presentatore radiofonico che istiga involontariamente un suo ascoltatore fanatico e maniaco a compiere una strage. Questo condanna pesantemente la sua carriera e lo porta a un periodo pregno di alcol e sensi di colpa. Casualmente, dopo un po’ di tempo incontra un pazzo clochard, Parry, che gli salva la vita. Conoscendosi meglio, si scopre che Parry era un docente universitario e che è impazzito e diventato senzatetto dopo il forte shock causato dalla morte della moglie proprio nella strage causata indirettamente da Jack. Sentendosi in debito, Jack decide di aiutare Parry in una folle impresa: recuperare il Santo Graal e combattere lo spietato Cavaliere Rosso.

Questo film fa scontrare due mondi opposti appartenenti a due uomini opposti: uno che nella vita cerca il successo e la fama, l’ altro che decide di vivere nella povertà sfuggendo dai suoi traumi. Entrambi, nell’ amicizia che viene a crearsi, ricavano un nuovo modo di vivere e tendono a completarsi in qualche modo. I due mondi sono sviscerati dal regista, che ci mostra la falsità del mondo dello spettacolo ma anche e soprattutto un nuovo modo di vedere la vita dei barboni, dei senzatetto. Con una misurata dose di ironia e follia, questi ultimi ci sono mostrati come persone che sono state emarginate da una società individualista e consumista a causa della loro sensibilità o semplicemente del loro modo di vedere il mondo con occhi diversi.

Parry, ad esempio, si ritrova in quello stato perchè il forte shock provocato dalla morte della moglie provoca in lui delle allucinazioni che lo bloccano ogni volta che prova a reinserirsi nel mondo.

Jack nel film incarna il desiderio di purificarsi, di compiere il suo debito karmico aiutando Parry, ma sarà inaspettatamente anche lui a essere aiutato e ad uscirne cambiato, arricchito.

Un’ altra tematica importante del film è la visione dell’ amore: anche qui i due protagonisti hanno due modi diversi di viverlo, e anche su questo versante i due diventano l’ uno maestro dell’ altro. Jack aiuta Parry a trovare il coraggio e abbattere i “mostri” della timidezza e dell’ imbarazzo, Parry che invece mostra a Jack come dare delle attenzioni e più importanza alla sua ragazza.the-fisher-king-9

La città è caratterizzata da Gilliam come un luogo frenetico e egoista; sporco sia in senso letterale che figurato. Un luogo oscuro in un’epoca oscura come il MedioEvo, elemento metaforico forte nel film.

Adoro Gilliam perchè si può tranquillamente definire un regista “visionario” nel senso migliore del termine: riesce a trattare tematiche delicate e a mostrare a fondo la psicologia dei personaggi attraverso le immagini, e con una profonda e apparente semplicità. Ne “Il Re Pescatore” questa qualità la si può vedere in modo esemplare in una scena storica: Parry segue una ragazza di cui è innamorato nella Central Station nell’ ora di punta e la perde nella frenesia degli impiegati che di fretta entrano ed escono dalla stazione bloccandolo. Ma all’ improvviso tutti gli impiegati iniziano a danzare in una gigantesca coreografia; Parry divertito dalla scena ci si perde, solo per poi ritrovarsi nella tetra frenesia di prima. La danza era solo un’altra allucinazione, ma che ci mostra perfettamente l’ incongruenza del mondo reale con quello immaginato da Parry: il primo immerso nella cupa quotidianità del lavoro e dei ritmi pressanti, il secondo che invece mira a una vita di allegria, di gioco e di danza appunto.

Solo per questa scena secondo me il film diventa di diritto un capolavoro, e da come avrete capito sono molti altri gli elementi che alimentano questa mia convinzione. Non resta che invitarvi a scoprirli vedendo il film!

 

Precedente "Youth" ovvero "L'inutile Bellezza" (di Alessandro Di Giuseppe) Successivo "Dio ci si arrapa coi Marines!" ma io no. "Fury": l'insostenibile pesantezza dell'ideologia (a cura di Alessandro Di Giuseppe)