“Sia santificato il tuo suolo!”Le preghiere pagane dei Violent Femmes: città morte, danze della pioggia e Messia che camminano sull’acqua (di Alessandro Di Giuseppe)

Nel 1999, prima di recitare in quella merda che è “Youth” di Sorrentino (se te lo stai chiedendo, la risposta è no: fare venti minuti di carrello in avvicinamento sul culo di una super modella cubana nuda che fa un bagno, non significa essere poetico come Tarkvoskij), Harvey Kietel era già un attorone navigato. Non era un attore arrivato, fatto e finito, ma aveva già recitato in cinque film di Scorsese (tra cui “Taxi Driver”), ne “I Duellanti” di Ridley Scott ed aveva già interpretato il ruolo della sua vita: Mr. Wolf (se non sai chi sia Mr. Wolf, oltre a non essere degno di respirare la mia aria, sei OBBLIGATO! a guardare, almeno una decina di volte, a ripetizione, con gli occhi aperti in stile Ludovico Van, “Pulp Fiction”). Comunque, nel 1999, Harvey Kietel prende parte, praticamente come co-protagonista, ad un film intelligente ed estremamente cinico: “Holy Smoke”. La pellicola, scritta e diretta da Jane Campion, tratta dello spinoso tema,  tristemente attuale, che è quello del fanatismo religioso. Il plot, che potrebbe vagamente ricordare quel capolavoro che è “Il Grande Sonno”- regia di Howard Hawks, sceneggiatura di William Faulkner con Humprhey Bogart e Lauren Bacall. Devo dire altro?-, tratta proprio di questo  tragico tema. E non mancano tutta una serie di temi collaterali quali lavaggio del cervello, spersonalizzazione, basso misticismo e controllo totale della setta, perché è di una sette indiana che si parla, sulla vita dei propri adepti. In questo morboso e strano paesaggio, Harvey Kietel, come una sorta di moderno Bogart, dovrà riportare alla ragione e alla “vita normale” la giovane protagonista. Ma cosa c’entra, direte voi, questo film drammatico e dalle tinte iper razionaliste, con un buon disco di acoustic punk rock? Scopriamolo insieme:

Hallowed Ground

TITOLO: Hallowed Ground

BAND: Violent Femmes

ETICHETTA: Slash Records

TRACKLIST:

1- Country Death Song
2- I Hear the Rain
3- Never Tell
4- Jesus Walking On The Water
5- I Know Is True But I’m Sorry To Say
6- Hallowed Ground
7- Sweet Misery Blues
8- Black Girls
9- It’s Gonna Rain

 

 

“Hallowed Ground”, di due anni successivo al debutto con l’album omonimo, è il secondo disco della band Violent Femmes. Cosa dire di questo disco? Beh, prima di tutto, dobbiamo fare una piccolissima introduzione e qualche cenno storico. il primo disco dei Violent Femmes, quella perla dalla copertina magnifica e dalle canzoni spettacolari, uscì nel 1984. In realtà l’album fu registrato un anno prima e fatto uscire solo dopo. Il motivo? Non si sa probabilmente per tempi tecnici, cataloghi già decisi o forse per la reticenza dei distributori. Tuttavia, qualsiasi sia il motivo del ritardo, “Violent Femmes” è entrato nella storia. Perché? Perché è un album stupendo, ben confezionato, con un ottima copertina, delle canzoni che sono entrate nell’immaginario collettivo (andare a cercarvi “Add it up” o “Blister In The Sun” e capirete che le conoscete) dell’epoca e anche dei giovani un po’ nerd, amanti delle serie televisive di adesso. Sì, esatto: “Good Felling”, la canzone di Marshall e Lily in “How I Met Your Mother” è contenuta in quel disco la. Ma perché vi sto parlando di Violent Femmes, se il disco che analizziamo è “Hallowed Ground”? Ma per un motivo molto semplice, perché questo, nonostante sia soltanto, e ripeto SOLTANTO IL SECONDO DISCO, riesce a rinnovare un genere che la stessa band aveva creato. Se “Violent Femmes”, infatti, aveva (re) introdotto la ballata folk acustica, ricontestualizzandolo in un ambiente punk cattivo e gretto, “Hallowed Ground” segna una svolta sostanziale: immerso in un contesto completamente diverso, il disco ha la forma di un viaggio in una terra ostile, difficile e piena di spiritualità terrena. Le danze si aprono con “Country Death Song”, lunga storia musicale che si fa entrare in una specie di mondo orientale silenzioso, polveroso e morto. Sembra di entrare nella porta di un tempio abbandonato e, guardando le strane incisioni graffite sui muri, ripercorrerne la storia. Ed è questo che ci porta a “I Hear The Rain”: pezzo dalla ritmica punk, velocissimo, un vortice di voci, corde, piatti, bassi che ci trasporta, come in una specie di porta dimensionale verso un altro pezzo. E siamo già a “Never Tell”: forse il brano suonato più alla “classica” dei Violent Femmes, in crescendo, lungo assolo centrale, torniamo in un baratro di silenzio, la voce di Gordon Gano riaffiora flebile, poi si alza, si solleva in un urlo generazionale e cupo e poi si sfalda, si trasforma, diventa un acusma scoordinato di suoni. Dal caos, si arriva al miracolo di “Jesus Walkin On The Water”, ballata folk dal gusto tradizionale, ci narra le vicende di un uomo che, pur vedendo Gesù camminare sulle acque, ha paura di seguirlo. Gli assoli di violino, le parti di basso ci ricordano, ovviamente, la tradizione delle RoadHouse Blues, del gospel, del vecchio blues e di un mondo di schiavi che avevano Dio, il Dio della Musica, dalla loro parte. Dalle RoadHouse e dai santoni, si passa a “I Know It’s True But I’m Sorry To Say”, canzone nostalgica, malinconica, tragica: un addio. Sembrerebbe, ad un ascolto banale, una canzoncina per una ragazza ma se si ascolta bene, la traccia successiva ce la spiega. “Hallowed Ground”, con il suo inizio parlato, tratto dal libro del profeta Osea, ci racconta di una città sconvolta dalla guerra e dal bisogno di andare via, di nascondersi, di scappare, di non poter essere profeti in patria. Dalla tristezza- non posso che tornare a “By The Rivers Of Babylon”, anch’essa tratta dal libro delle lamentazioni- di “Hallowed Ground”, si passa a “Sweet Misery Blues”. Cosa dire di questa traccia? Un blues tristemente allegro, ballabile. Dal blues, si passa al Rockabilly contaminato, sporco, imbrattato dai sax ed inselvatichito dal punk di “Black Girls”. Questo pezzo, è forse uno dei più simili alla follia da palco della band. E come chiudere il cerchio? Ma naturalmente con un altro blues cantabile e dolce di “It’s Gonna Rain”.

Violent-Femmes-

Hallowed Ground è un disco perfetto, magnifico, che vi coinvolgerà e vi farà ballare, pensare, canticchiare, commuovere e renderà i vostri viaggi in macchina, magnifici. I temi fondamentali: quello della spiritualità e quello del viaggio, dell’abbandono della patria, sono trattati in modo serio e divertito. Non siamo di fronte al film drammatico che vi ho citato all’inizio, ma siamo vicini all’idea di base di quel film: scappare per trovare le radici. E se la protagonista di “Holy Smoke” si perde in un labirinto di misticismo, spiritismo e canapa indiana, Gordon Gano, qui parte attiva anche nella scrittura dei testi, ci racconta anche della sua spiritualità: Dio è ovunque. Ma non è un Dio cattivo, che punisce. Il Dio di questo disco potrebbe sembrare il vertice di un totem, un’aquila che, aprendo le ali, porta la conoscenza e la musica. Non è difficile, andando avanti nell’ascolto della discografia dei Violent Femmes, trovare citazioni della Bibbia, canzoni di Chiesa e vere e proprie dichiarazioni di fede. Che siano invasati? Che siano messi apposta? L’unica spiegazione che mi sono dato, dopo averli ascoltati e riascoltati e amati quei dischi, sta tutta in questo. Dio è la musica e solo la musica ci salva la vita. E ci consente di viaggiare.

Voto: 10

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