“Vieni a scoprire quanto è profonda la tana del coniglio…Munro”. “La morte di Bunny Munro”: Nick Cave e la cronaca di una morte annunciata (di Alessandro Di Giuseppe)

Di Nick Cave, di quel fascinoso e tenebroso genio musicale- forse uno di quelli che si sono “conservati” e reinventati meglio-, abbiamo già parlato quando, estasiati dall’ennesimo ascolto del disco “Murder Ballads”, ve ne abbiamo raccontato il contenuto (se te lo sei perso, lo trovi nella sezione “Musica” di questo blog). In quell’articolo abbiamo anche accennato al fatto che il nostro Nick Cave, oltre che ad essere un punk di vecchia scuola nell’anima (il primo disco uscito con la sua prima band, i The Birthday Party, è datato 1978) ed aver passato, più o meno quarant’anni a calcare palchi, andare in tour e registrare dischi, si è “esibito” anche in un altro tipo di arte: quella della scrittura. Il Re Inkiostro, infatti, è noto anche per i suoi libri. Cosa ha pubblicato? Beh, nel 1988, da alle stampe il suo primo “libro”: “King Ink”

NickCave King Ink

Il libro, arrivato in italia grazie alla “Arcana Editore” (credo sia uscito fuori catalogo, ma non ne sono sicuro) altro non è che una raccolta di poesie, abbozzi di sceneggiature, stralci da copioni teatrali mai usciti e parte delle poesie che sono diventate, nel 1988, i testi delle canzoni del disco “Your Funeral…My Trial”, il quarto album di Nick Cave insieme alla band The Bad Seed. Il libro è complesso, confusionario e poetico. Praticamente, un concentrato della poetica di Nick Cave. La versione italiana, che vi consiglio di recuperare nella splendida edizione con testo originale a fronte, è abbellita e completata con le foto originali dei manoscritti battuti a macchina e dalle “modifiche” al testo che Nick Cave vi ha fatto nel tempo e dagli schizzi, scritti a mano, delle poesia e delle canzoni. Da bravi fan, non dovreste proprio perderlo.

 

 

 

Ma se pensate che Nick Cave si sia fermato, beh, vi sbagliate di grosso perché due anni dopo, cambiando forma, da alle stampe il suo primo romanzo: “And The Ass Saw The Angel”

AndTheAssSawTheAngel

Beh, parlare di questo libro, per me è difficile. Perché? Perché ne sono ossessionato. Vi spiego: questo libro, uscito in Italia con il titolo “E l’asina vide l’angelo”, è introvabile. La Feltrinelli ne comprò i diritti di distribuzione e, quando  la prima tiratura fu venduta, non ce ne furono altre. Praticamente è introvabile e, se per caso doveste imbattervi in una copia di questo libro in libero commercio, tradotta in italiano, fatemelo sapere: la cerco più dello scuoiatore che voleva la pelle del tipo nei “Libri di sangue” di Barker. Il romanzo narra la storia, irriverente e grottesca, di Euchrid Eucrow, un ragazzo muto, nato da una madre alcolizzata ed un padre psicopatico ossessionato dal sadismo e  dalla violenze sugli animali che, nel suo delirio paranoide, nello squallido e insano posto in cui vive, comincia ad avere strane e demoniache visioni angeliche. Che dire? Avere questo libro, per me, significherebbe chiudere un cerchio. Finendo questa carrellata delle opere pubblicate da Cave, precedenti e successive a quella che andremo ad analizzare, ricordiamo che, nel 1997, da alle stampe “King Ink II”

King Ink 2

 

 

In questo libro, oltre alle consuete e deliranti poesie, alle ballate lisergiche, agli scoppi notturni di creatività, ai monologhi vomitati sulle pagine bianche, agli strani percorsi mentali, poetici e artistici che l’autore ci fa percorrere, ha inserito i testi due album: “Tender Pray”, uscito nel 1988 e “The Boatman’s Call” del 1997. Inoltre, oltre alla sua produzione “ordinaria”, a completamento di questo strano Zibaldone psichedelico, Cave ha inserito tutte le canzoni, da lui scritte, composte ed arrangiate, che sono finite nelle soundtrack di alcuni film

 

 

E, dopo tutto questo grande cappello, che spero sia servito per farvi recuperare la produzione di Cave (l’ultimo libro di poesie è uscito nel 2015. Io, fossi in voi, un’occhiata ce la darei) andiamo a parlare del libro che ci interessa. Di quale libro sto parlando? Ma ovviamente di

death-of-bunny-munro

TITOLO: La morte di Bunny Munro

TITOLO ORIGINALE: The death of Bunny Munro

AUTORE: Nick Cave

EDITORE: Canongate Books

TRAMA:

Bunny Munro è un commesso viaggiatore: vende porta a porta prodotti di bellezza. Ed il suo lavoro è il massimo della vita. Perché? Viaggi, motel, alcool e scopate assicurate. Ma cosa succede quando sua moglie, affetta da una forma gravissima di depressione, decide di suicidarsi e di lasciare, nelle mani del marito, loro figlio, Bunny Junior, intelligentissimo e con una rara malattia agli occhi che, se non curata come si deve, potrebbe farlo diventare cieco? E se, ad aggravare ulteriormente le cose, ci si mettessero anche uno spietato stupratore seriale e assassino di donne che va in giro vestito da diavolo ed un padre cinico che sta morendo di cancro? Riuscirà Bunny Munro ad “insegnare il mestiere” di venditore a suo figlio? E perché il fantasma di sua moglie sembra perseguitarli ovunque loro vadano?

Secondo romanzo “compiuto” di Nick Cave, “La morte di Bunnuy Munro” è uscito in Italia grazie al lavoro di traduzione, e distribuzione della Feltrinelli (che non smetterò mai di ringraziare). Originariamente pensato come sceneggiatura per un film (non c’erano abbastanza soldi per realizzarlo, il progetto fallì, Nick Cave lo trasformò in un romanzo), è un romanzo forte e crudo. La narrazione in prima persona, ci mostra un personaggio corroso dalle passioni, dal sesso, dalla figa, che compie un lunghissimo (forse l’ultimo?) viaggio on the road della sua vita. Questa volta, però, le sue scorribande sono seguite dal figlio, una specie di figura angelica, di Caronte all’oscuro degli eventi. Non risulta difficile trovare molte affinità con un certo tipo di New Hollywood. In effetti, tutto il libro, da cui traspare chiaramente l’intento originario, sembra la trasposizione romanzata di una sceneggiatura di un film di Jarmush: gli elementi, pochi e ben utilizzati, si susseguono, all’interno delle scene, in maniera cinematografica. La morte, esattamente come in quel bellissimo film che è “Deadman” di Jarmush (siamo molto legati a quel film: la recensione di quel film, è stato il nostro primo articolo su questo blog), è sempre presente ed assume varia forme: il suicidio della moglie, il pazzo assassino, i particolari della cravatta che Bunny Munro indossa, i fulmini che feriscono il cielo e gli incidenti, (quasi) tutti sventati all’ultimo momento, di cui la nostra “brigata” sarà testimone. In questa visione, il sesso, l’unico momento, l’unico atto che si avvicina alla creazione, non può che essere ridotto, ridimensionato, ricondotto ad un meccanismo di assuefazione e sdoppiato e analizzato per le biforcazioni che esso assume in relazione al personaggio: se da una parte, infatti, l’ossessione maniacale di Munro nei confronti del sesso può essere ricollegata alla sua funzione creatrice, alla sua potenza atavica, alla sua carica vitale primaria (in questo senso, violando le donne, però, si compie il delitto più grande: usare per essere vivo e poi morire), dall’altra è espressione di una civiltà, quella moderna, quella dei consumi, che ipersessualizza il mondo e, di conseguenza, annulla la carica vitale di tutti. Perché, in fin dei conti, è questo che rappresenta il personaggio di Munro: una società morta che continua, kafkianamente, a perpetuare la vita.

nick cave

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Altro punto interessante è il mondo in cui l’autore, servendosi di una specie di “teologia del male” (De Sade ne è stato maestro) riesce a costruire un discorso estremamente morale,perché basato sulle conseguenze delle azioni, senza cadere nel patetismo di un lieto fine. Nick Cave, con questo libro, è riuscito a costruire un personaggio che ci rappresenta ma da cui vogliamo prendere le distanze. Un antieroe? Troppo sbrigativo. Un ordinary man? Neanche. Bunny Munro è l’insolito e l’ordinario insieme: è tutto quello che vorremo essere e insieme tutto ciò che detestiamo.

Con un personaggio così, cosa aspetti a leggere il libro?

VOTO: 8

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