“…E da questa porta dove si entra?” “Stai molto attento: quella porta si apre sulla Zona Del Crepuscolo!”. “The Twilight Zone”: quando la tv era grande cinema (di Alessandro Di Giuseppe)

Ieri, come spesso succede, non avevo nulla da fare. Mentre saltabeccavo tra “Spotted”, “InSegreto”, “UniversiTette” e “Deviant Cosplay” mi è venuto in mente che oggi dovevo pubblicare un articolo. Adesso, chi mi conosce sa che ho un modo di gestire lo stress impeccabile. Come faccio? Semplice: non lo gestisco ed impazzisco. Vabbé, lasciando perdere la mia vita, mi sono reso conto che doveva trovare qualcosa di figo, di bello e che riguardasse la tv. Allora mi sono messo a guardarla, ho passato ore incollato a “Fine Living” (è il mio canale feticcio. Ne riparleremo) e non ho trovato nulla di cui volessi parlare subito. Preso dallo sconforto, spaparanzato sul divano, mi guardo intorno e lì, tra la collezione di DVD di famiglia, li vedo: visione mistica! Mi sono sentito un po’ come Horatio Caine quando ha trovato la chiave del mistero, guarda in macchina, dice la sua frase ad effetto e si mette gli occhiali. Era tutto così semplice. Di cosa sto parlando? Ma naturalmente di (musica in crescendo)

TheTwilightZone

Ok, se l’immagine che ho pubblicato non ti dice nulla (evitando di insultarti) ti spiego cos’è: quello che hai appena visto era una specie di logo, in realtà il finale della sigla iniziale, del programma televisivo americano: “The Twilight Zone”. Ideato dello scrittore e sceneggiatore Rod Serling, “The Twilight Zone” è andato in onda, per la prima volta nel biennio 1959-1960. La particolarità del programma? Era una specie di “contenitore” di storie. La spiego meglio: introdotti dalla voce e dalla presenza di Rod Serling, che sarà il produttore esecutivo, lo sceneggiatore e il regista della prima stagione del programma, “The Twilight Zone” ci mostra una serie di cortometraggi dai temi più disparati (dal fantascientifico all’horror al western al melò) da venticinque/trenta minuti ciascuno. Dopo i titoli di coda, prima della fine della trasmissione, Rod Serling, prima di lasciare spazio all’ultimo sponsor, dava delle succose e deliziose anticipazioni sull’episodio della settimana seguente. Detta in questi termini, potrebbe sembrare la brutta copia dell'”Alfred Hitchcock Presenta” (trasmissione simile andata in onda dal 1959 al 1962), ma c’è una peculiarità: a scrivere i soggetti e le sceneggiature dei diversi corti, c’era gente come Richard Matheson (l’uomo a cui si deve, tra gli altri, “Io Sono Leggenda”. Il libro, non il film) e Ray Bradbury (il genio che ha scritto “Fahrenheit 451”). E se, per molti di voi, questi nomi non vogliono dire nulla, per noi “nerd” di libri sono oro: sono stati questi, infatti, gli autori che hanno sdoganato il genere fantascientifico riempiendo le riviste “Pulp” (ne abbiamo parlato nell’articolo dedicato al disco “The Man Machine” dei Kraftwerk. Se te lo sei perso, puoi recuperarlo nella sezione “MUSICA” di questo blog) di racconti e romanzi a puntate. “The Twilight Zone” è un programma fondamentale per tutti quelli che, come me, hanno letto raccolte su raccolte di racconti di fantascienza e dell’orrore. Praticamente, guardare “The Twilight Zone” era come fare un viaggio indietro nel tempo, fino agli anni ’50, andare in un’edicola, spendere un dollaro per comprare una rivista di fumetti e racconti dell’epoca. Tra sceneggiature e storie eccezionali- nel primissimo episodio, quando la serie non si chiamava ancora “The Twilight Zone”, si parla di viaggi indietro nel tempo e psichiatri scettici-, questo programma ha costruito, con la sapienza degli orefici più esperti, tutto un diadema di storie che sono entrate nella storia e nel nostro immaginario collettivo. Vi accorgerete infatti che, nonostante non ne abbiate vista neanche una puntata, un mucchio di riferimenti sono stati inseriti da, praticamente tutti, nelle serie televisive di maggior successo. Volete un’esempio tra tutti? Matt Groening, il folle e geniale creatore dei “Simpson”, ha inserito la citazione di un’episodio della serie (il titolo italiano è “Tempo di Leggere”), in una puntata del suo show. Ma “The Twilight Zone” non si è limitato solo a diventare uno show cult al livello di “The X-Files” o “Twin Peaks”, no, ha fatto molto molto altro e, come un blob, ha mutato forma. Rod Serling, infatti, ha fatto pubblicare, revisionandole e rendendole letterarie, molte delle storie presenti in “The Twilight Zone”. Le storie, grazie alla Mondadori (questa volta lecco un po’ il culo, ma perché ci serve), sono state tradotte e pubblicate anche in Italia, all’interno di quella bella trovata editoriale che erano (e che sono tutt’ora) gli “Urania”: la versione italiana delle rivista Pulp americane.

RodSerling

Cos’altro aggiungere? Ah, sì: recentemente, un paio d’anni fa, hanno redistribuito, in edicola, tutti i DVD delle tre stagioni (1959-1960; 1984-1989; 2002-2003) e dovreste, se fate bene attenzione, riuscire a trovarli. In alternativa, la rete ci aiuta: sulla piattaforma di video sharing “Vimeo” potete trovare tutti gli episodi della prima magnifica stagione del telefilm (che è la nostra preferita). Se ancora non vi abbiamo convinto, nel 1983, Steven Spielberg, Joe Dante, John Landis e George Miller, hanno portato, sul grande schermo, “The Twilight Zone” con un film diviso in quattro episodi. Noi preferiamo la prima stagione, poi fate voi.

Serie da recuperare ASSOLUTAMENTE!

VOTO: 10

Precedente "...Il Re Lucertola dorme nella stanza numero cinque!" Poesia, spie, sangue, estati indiane e principesse dell'autostrada: ecco cosa sono i The Doors (di Alessandro Di Giuseppe) Successivo Di solito ce la caviamo ma questa volta, beh, questa volta "L'abbiamo fatta grossa" (una recensione di Alessandro Di Giuseppe)