Dal logos al Logo. (di Nicola Iannibelli)

tesina-di-maturità-il-consumismoStasera apro una questione forse mai trattata prima, tanto che è acuta o inutile.

Introduzione:

Una delle prime conseguenze del capitalismo è stata il consumismo, con tutti i danni a esso collegato, come la produzione di robe di plastica assolutamente inutili, lo sfruttamento e lo stupro di interi ecosistemi, l’ inquinamento mostruoso, la Coca Cola, ecc.

 

Uno degli effetti peggiori a mio parere è il dilagarsi di un tumore che penetra tutti i cervelli, anche a livello inconscio: la Pubblicità. E non mi riferisco solo a quella di prodotti da comprare, ma anche di ideologie politiche e religiose.

La questione:

Tralasciando le false aspettative e le pubblicità ingannevoli che ci trascinano in emozioni fittizie spacciate per bisogni di possesso atti ad ottenere uno status (di nuovo la Coca Cola: da oggi allo stesso prezzo “150ml in più di Felicità!” Avete capito bene! La felicità è liquida e si può comprare anche al distributore yuuuuuu) e entrando nello specifico oggi voglio parlare più che altro di simboli, della scelta studiata dei nomi e dei loghi da attribuire a una compagnia automobilistica o a un pacchetto di gomme, ma anche a un partito politico. Voglio parlare di questa moda degli  ultimi secoli di capovolgere il senso di alcune parole e di alcuni simboli antichi e carichi di magia per un uso consumistico o propagandistico.

Il primo esempio che salta alla mente ovviamente è la svastica, un simbolo che per molti popoli rappresentava il Sole, e ora umanamente considerato lo stemma di uno dei periodi più cruenti della Storia. Ma si può continuare quasi all’ infinito credo.

E così ci ritroviamo con catene di ristoranti dedicate a Budda, sistemi operativi che prendono il nome da antichi termini africani (Ubuntu), Dei dell’ antica Grecia sulle tute sportive, sulle auto, sui pacchetti di sigarette.

Se ci pensate il discorso può espandersi su molti versi: dall’ utilizzo di figure geometriche e simboli una volta venerati e considerati “magici” , agli animali sacri dei totem indiani e delle raffigurazioni egizie che diventano simboli di auto più potenti e di bibite energetiche.

Allora mi chiedo, perchè? Le possibili risposte che ho ricavato esagerando com’è il mio solito sono due:

La prima è che, favorita dalla e favorendo la globalizzazione, la pubblicità in questo modo può screditare il senso di termini e simboli che hanno radici antichissime dandone uno nuovo e banale, così fra 100 anni magari quando si nominerà la parola “Karma” si penserà direttamente a una marca di cosmetici o a una linea di prodotti tecnologici e non allo scintoismo e alle leggi che secondo gran parte dell’ Oriente regolano l’universo.

La seconda è che, scegliendo questi termini è più facile far leva sulla massa, anche inconsciamente, grazie ad alcuni simboli archetipici che da sempre indicano all’ uomo cosa seguire (vedi la croce, che oltre a essere il simbolo della religione più diffusa viene utilizzata in molti loghi).

Io non sono nessuno per poter tirare delle conclusioni, perlomeno dovrei studiare ancora meglio l’ argomento ed entrare di più nello specifico. Ma per il momento posso solo mettere in luce questo aspetto sperando di aprire almeno un pochino la mente di qualche poveraccio che si è preso la briga di leggere; e essere d’accordo con Bill Hicks quando parla delle persone che lavorano nel Marketing: “siete i piccoli aiutanti di Satana, siete fottuti e ci volete fottere”.

Ah, e ricordatevi che una mela morsicata dovrebbe essere il frutto della ragione, o della dannazione…o il simbolo dei miliardi di dollari che ci ha incassato Jobs co tutta la direzione?

Precedente C'erano un russo e un inglese in Nord America. "Eisenstein in Messico": quando un artista omaggia un genio ( a cura di Alessandro Di Giuseppe) Successivo Test D'ingresso (un racconto di Alessandro Di Giuseppe)